Come saranno spesi i fondi del Recovery plan per la sanità?

I fondi del Piano italiano ripresa e resilienza per la sanitàGrazie ai 19,7 miliardi del Recovery per la sanità, l’Italia rafforzerà ospedali e presidi locali e finanzierà la ricerca scientifica. In questo caso parliamo di quattro bandi da 50 milioni l’uno per il trasferimento tecnologico, da un lato, e la ricerca sulle malattie rare, dall'altro.

Cosa prevede il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza

Con una dotazione sostanzialmente raddoppiata rispetto alle bozze iniziali del Piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR), la sanità italiana dovrebbe andare incontro ad una nuova stagione di investimenti.

La Missione 6 “Salute” del PNNR, infatti, si porta a casa 19,72 miliardi (di cui oltre 12 miliardi di risorse aggiuntive) con cui sarà realizzato un ambizioso programma a sostegno della salute degli italiani che si reggerà su due gambe (componenti): 

  • l’assistenza di prossimità e telemedicina;
  • l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione dell'assistenza sanitaria, per potenziare le attrezzature ospedaliere, la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico e la preparazione dei medici.

Ricerca e innovazione: il Recovery Plan punta su giovani ricercatori e tecnologie emergenti

Assistenza di prossimità e telemedicina

Con 7,5 miliardi a cui si aggiungono 400 milioni di ReactEU, questa prima componente mira da un lato a potenziare le reti territoriali di assistenza socio-sanitaria e dall’altro a rafforzare la capacità del Paese di rispondere ai rischi ambientali e climatici sulla salute.

Per quanto riguarda le reti territoriali, il progetto punta a mettere in piedi un sistema di assistenza sanitaria di prossimità fondato su: 

  • 2.500 presidi socio-sanitari (le Case di Comunità) che dovrebbero diventare il punto di riferimento, accoglienza e orientamento ai servizi di assistenza primaria di natura sanitaria; 
  • Il rafforzamento dell’assistenza domiciliare integrata (ADI);
  • L’implementazione di presidi sanitari a degenza breve (Ospedali di comunità) destinati a svolgere una funzione “intermedia” tra il domicilio e il ricovero ospedaliero al fine di sgravare l'ospedale da prestazioni di bassa complessità.

Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell'assistenza sanitaria

11,8 miliardi saranno usati invece per ammodernare gli ospedali, investire nella ricerca, sostenere la telemedicina e migliorare la formazione dei medici. 

Entrando nel merito dei progetti elencati nel documento, saltano subito all’occhio i 10,01 miliardi di euro con cui sarà assicurato l'ammodernamento (anche tecnologico) della nostra rete ospedaliera attraverso:

  • l'acquisto di strumentazioni e tecnologie all’avanguardia per gli ospedali e una loro digitalizzazione, per arrivare a sostituire tutto il parco delle grandi apparecchiature sanitarie con più di 5 anni;
  • La realizzazione di 675 interventi di adeguamento antisismico degli ospedali italiani entro il 2026, che potranno contare anche su 680 milioni di risorse complementari stanziate nella Legge di Bilancio 2021;
  • Il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).

Il capitolo “ricerca, trasferimento tecnologico e formazione”, invece, potrà contare su 1,81 miliardi di euro. In questo caso, se è vero che la parte del leone la farà lo “sviluppo delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali dei professionisti in sanità” a cui sono destinati 1,51 miliardi (diretti anche ad attivare nuove borse di studio in medicina generale), sono sottolineare alcuni bandi che riguardano invece il trasferimento tecnologico e la ricerca.

Parliamo anzitutto di due bandi da 50 milioni di euro l’uno con cui saranno erogati entro il 2023 voucher per progetti di PoC (Proof of Concept), con cui sostenere il trasferimento verso l’industria di tecnologie/prodotti con un basso grado di maturità tecnologica. I voucher infatti permetteranno di realizzare esperimenti che dimostrino la fattibilità di una tecnologia o di un prodotto, per: 

  • Costruire/migliorare un prototipo per prepararne la commercializzazione;
  • Verificare la fattibilità commerciale o effettuare test per lo scale-up;
  • Dimostrare la mitigazione del rischio per un potenziale investitore/industria o licenziatario, nel caso esista un brevetto; 
  • Affrontare e superare uno specifico gap identificato dall’industria e che ne ostacola l’attrattività per gli investitori.

Altri 100 milioni di euro, invece, saranno usati per finanziare altri due bandi diretti, in questo caso, a sostenere programmi/progetti di ricerca finalizzata in materia di malattie rare e tumori rari. Anche in questo caso le tempistiche sono quelle del 2023.

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