PNRR, la rotta per centrare gli obiettivi 2022 e le incognite sul 2023

PNRR - Foto di Towfiqu barbhuiya da PexelsPer il 2022 gli obiettivi PNRR sembrerebbero praticamente cosa fatta, almeno secondo quanto dichiarato da Draghi. Ma la premier in pectore Giorgia Meloni non concorda ed è subito polemica. Qualche preoccupazione in effetti c’è e riguarda la messa a terra degli interventi PNRR nel 2023.

Recovery Plan: arriva l'ok preliminare della Commissione europea alla seconda rata

La relazione esposta il 5 ottobre dal sottosegretario Roberto Garofoli alla cabina di regia e al Consiglio dei Ministri (trasmessa il giorno seguente alle Camere) fa il punto sul cronoprogramma del PNRR: 21 obiettivi sui 55 già raggiunti, altri 8 saranno centrati dal Governo uscente entro fine mese. Restano fuori altri 26 obiettivi avviati e che andranno conclusi dal prossimo Esecutivo. 

"Non ci sono ritardi nell'attuazione del PNRR", ha dichiarato Draghi nel corso della cabina di regia. Ma Giorgia Meloni non condivide l’ottimismo del premier uscente: "Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del PNRR sono evidenti e difficili da recuperare", ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia.

Come stanno le cose e quali dubbi aleggiano sulla realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

Quali sono gli obiettivi del Recovery Plan?

Iniziamo guardando i numeri del PNRR. Se nel 2021 il Recovery Plan ha posto all’Italia 51 obiettivi da raggiungere tra milestone (obiettivi qualitativi) e target (obiettivi quantitativi), nel 2022 si raddoppia. 

Gli obiettivi diventano 100 e anche i fondi europei da portare a casa aumentano: se la prima rata di fondi europei era di 24,1 miliardi, la seconda e la terza rata toccano in tutto quota 40 miliardi di euro (rispettivamente 21 e 19 mld).

Si tratta soprattutto di target qualitativi (milestones), ad esempio, dell’approvazione di leggi o di semplificazioni normative. Ed è un dettaglio da non sottovalutare. 

Se alcuni di questi obiettivi, infatti, richiedono un’attività principalmente di natura tecnica, come l’aggiudicazione di appalti, altri richiedono invece una coesione interna alla maggioranza su questioni che generalmente dividono le forze politiche. 

Primo semestre

Nel primo semestre 2022 erano previsti 45 interventi, di cui 15 riforme e 30 investimenti. Obiettivi raggiunti a fine giugno, come testimonia la valutazione positiva da parte della Commissione per i pagamento della seconda rata da 21 miliardi.

Obiettivi che riguardano diverse riforme, da quella del pubblico impiego alle nuove misure per gli appalti pubblici. La richiesta di pagamento (inviata da Roma a fine giugno) prevede investimenti in settori chiave come banda ultralarga e 5G, le attività di ricerca e innovazione, ma anche turismo, cultura, idrogeno, rigenerazione urbana e digitalizzazione delle scuole.

Tuttavia, l’approvazione di alcune misure legislative non è che il primo passo e richiede l’adozione di misure attuative. 

Secondo semestre

Accelerazione è la parola che caratterizza il secondo semestre. L'obiettivo dell'ex presidente della BCE è chiaro ed è stato espresso in estate: non solo garantire il rispetto delle scadenze previste per fine anno così da mettere al sicuro la terza rata di fondi europei, ma se possibile anticipare il raggiungimento di questi obiettivi di due mesi. A fine ottobre, infatti, Mario Draghi vorrebbe completare il lavoro previsto sul PNRR nel 2022, così da spianare la strada al nuovo Governo a guida Giorgia Meloni.

Una delle riforme più spinose, quella della giustizia, è stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 28 settembre insieme alla NaDEF, la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2022, che delinea lo scenario a legislazione vigente senza definire gli obiettivi programmatici di finanza pubblica per il triennio 2023-2025.

Nei giorni precedenti l'Esecutivo aveva anche approvato alcune misure pensate appositamente per velocizzare i lavori del PNRR sotto il punto di vista procedurale in diversi ambiti. Il decreto legge licenziato dal Consiglio dei Ministri il 16 settembre, il cosiddetto decreto Aiuti ter, prevede infatti non solo misure per aiutare le imprese a pagare le bollette e far fronte ai rincari energetici, ma contiene anche azioni per accelerare i lavori del Piano nazionale di ripresa e resilienza su diversi temi, dai rifiuti alla ricarica dei veicoli elettrici, passando per l’housing universitario e il caro materiali.

La relazione sullo stato di attuazione del Piano trasmessa il 6 ottobre alle Camere certifica che il Governo uscente è sulla buona strada per rispettare gli obiettivi che si è dato. "Sulla base dei dati comunicati dal Ministero dell’economia e delle finanze, tutti gli interventi sono in linea con il cronoprogramma previsto per la loro attuazione e non mostrano rischi di rallentamento", si legge nella relazione.

 21 obiettivi sui 55 già raggiunti, altri 8 saranno centrati entro fine mese. Restano fuori altri 26 obiettivi avviati e che andranno conclusi dal prossimo Esecutivo. Ed è qui che è scattata la polemica.

Relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (trasmessa alle Camere il 6 ottobre)

Allegato alla relazione

La polemica sugli obiettivi 2022 e le incognite sul 2023

"Il PNRR è un'occasione unica per il rilancio dell'Italia, per il superamento delle diseguaglianze territoriali, di genere e generazionali che gravano sul Paese. La sua piena attuazione è fondamentale per la nostra credibilità verso i cittadini e i partner internazionali. Dobbiamo mantenere gli impegni presi e, per farlo, c'è bisogno del sostegno di tutti", ha dichiarato Draghi aprendo la riunione della cabina di regia del 5 ottobre. 

E ha aggiunto: "Non ci sono ritardi nell'attuazione del PNRR: se ce ne fossero, la Commissione non verserebbe i soldi". Il riferimento del premier uscente riguarda la seconda rata di fondi europei su cui il 27 settembre è arrivato l'ok preliminare della Commissione europea. 

"Il Governo ha adottato tutte le misure necessarie a favorire una efficace attuazione del Piano". Ora "spetta ovviamente al prossimo Governo continuare il lavoro di attuazione, e sono certo che sarà svolto con la stessa forza ed efficacia", ha sottolineato Draghi.

La pensa diversamente la premier in pectore Giorgia Meloni: "Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del PNRR sono evidenti e difficili da recuperare e siamo consapevoli che sarà una mancanza che non dipende da noi ma che a noi verrà attribuita anche da chi l'ha determinata",  avrebbe detto nella riunione dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia. 

Al di là delle polemiche, sulla messa a terra degli investimenti PNRR da tempo aleggiano dubbi. Come ricostruito da Giorgio Santilli sul Sole 24 Ore, nei primi due anni gli obiettivi PNRR sono legati a riforme o investimenti relativamente semplici da realizzare. E' il caso delle ferrovie Napoli-Bari e Palermo-Catania: tutti gli appalti vanno assegnati entro fine anno ma si tratta di opere su cui si lavora da anni. 

Altri progetti invece vanno al rilento. Come scrive Gianni Trovati sempre sul Sole 24 Ore del 6 ottobre, gli interventi per asili nido e scuole dell'infanzia preoccupano gli amministratori locali: entro fine anno andrebbe completata la progettazione esecutiva, ed entro il 31 marzo scadono i tempi per l’aggiudicazione dei lavori che andranno avviati di lì a tre mesi, quindi entro il 30 giugno. Solo le ultime due scadenze valgono per Bruxelles ma la prima (il completamento della progettazione esecutiva entro il 31 dicembre) è a rischio e potrebbe far traballare anche le successive.

Il dubbio che aleggia sul PNRR, insomma, non riguarda tanto la capacità di centrare gli obiettivi fissati per la fine del 2022 quanto la capacità di mettere a terra i fondi e rispettare le scadenze fissate per il 2023.