#CambiamoAgricoltura, il piano strategico nazionale PAC guidi transizione ecologica

Agricoltura biologica - Foto di Free-Photos da Pixabay Un target ambizioso per il bio, più risorse per gli ecoschemi e maggiore equità nei pagamenti diretti. Il presidente AIAB Giuseppe Romano illustra i punti chiave del manifesto lanciato dalle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica riunite nella coalizione #CambiamoAgricoltura, mentre entra nel vivo il confronto sul Piano strategico nazionale PAC.

Agricoltura: lavori in corso per il Piano PAC

In occasione della seconda riunione del Tavolo di partenariato nazionale il Ministero delle Politiche agricole ha chiesto ai partecipanti di presentare entro il 20 settembre un documento di sintesi delle rispettive osservazioni e proposte in vista della stesura del Piano strategico nazionale (PSN) della PAC. Appuntamento a cui la coalizione #CambiamoAgricoltura è arrivata con un manifesto già redatto, che individua nel PSN lo strumento deputato a guidare la transizione ecologica della nostra agricoltura, sostenendo il passaggio da un modello di produzione intensivo ad uno agroecologico.

A livello UE la Commissione ha riconosciuto nell'agricoltura biologica un asset chiave di questa transizione, prevedendo un piano d'azione dedicato, designando il 23 settembre giornata annuale europea della produzione biologica e fissando un obiettivo del 25% di superficie dedicata al bio da raggiungere entro il 2030 attraverso i Piani strategici della Politica agricola comune (PAC). Secondo il presidente dell'Associazione italiana agricoltura biologica Giuseppe Romano, però, l'Italia potrebbe andare oltre questo target, a patto di dedicare risorse adeguate alla produzione bio e agli ecoschemi, i regimi ecologici che gli Stati membri dovranno obbligatoriamente prevedere nei rispettivi Piani strategici nazionali e che gli agricoltori potranno attivare facoltativamente per accedere a pagamenti premiali aggiuntivi rispetto agli aiuti di base.

A gennaio la Commissione europea ha pubblicato una lista delle pratiche agricole che potrebbero ricevere il sostegno degli eco-schemi, tra cui l'agricoltura biologica, l'uso estensivo dei prati permanenti, il ricorso all'agricoltura di precisione per ridurre gli input chimici e le pratiche di allevamento che favoriscono il benessere degli animali.

Il PSN secondo le associazioni dell'agricoltura bio e ambientaliste

Punto di partenza del manifesto di #CambiamoAgricoltura è che spetta al PSN fornire gli strumenti per centrare gli obiettivi posti dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità 2030 nell’ambito Del Green Deal Europeo, quindi ridurre del 20% l’utilizzo di fertilizzanti di sintesi e del 50% le perdite di nutrienti, gli antibiotici impiegati negli allevamenti e l’uso e la pericolosità dei pesticidi, oltre ad aumentare la superficie agricola europea destinata alla produzione biologica entro il 2030.

Alla luce di questi target, secondo la coalizione, l'Italia ha bisogno di un Piano strategico PAC che sostenga le pratiche con effetti a lungo termine sulla sostenibilità dell’agricoltura del nostro Paese e che miri anche a migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e la salute delle consumatrici e dei consumatori, senza trascurare la tutela del reddito delle aziende agricole.

Per approfondire: Il mondo dell'agricoltura biologica chiede una PAC più verde

Queste premesse si traducono in undici richieste specifiche per la stesura del PSN - dalle misure per la biodiversità al benessere animale, dal sostegno alle comunità rurali alla protezione del suolo - e in un obiettivo fondamentale che la coalizione punta a portare a casa nel confronto partenariale sul PSN: destinare “almeno il 30% del budget del primo pilastro agli ecoschemi, liberando risorse dai pagamenti diretti, arrivando ad una piena convergenza interna, eliminando subito il sistema dei titoli storici”.

Anche se l'accordo di giugno tra Parlamento e Consiglio sulla nuova PAC ha fissato al 25% la soglia minima di risorse dei pagamenti diretti da destinare agli ecoschemi, ricorda il presidente dell'AIAB, gli Stati membri hanno infatti la possibilità di alzare il plafond fino al 30%. Un'opzione che secondo le associazioni del bio l'Italia dovrebbe sfruttare per porsi target più ambiziosi di quelli stabiliti da Farm to Fork e anticipare i competitor europei nell'offerta di prodotti biologici.

Abbiamo chiesto di alzare i target di riferimento dall'obiettivo UE del 25% di superficie destinata al biologico entro il 2030 a un target del 30% entro il 2027, spiega Romano. L'Italia, cioè, dovrebbe mirare a fare di più e in meno tempo rispetto agli altri paesi UE, per arrivare a un traguardo del 40% entro il 2030.

Per centrare questo target servono circa 900 milioni di euro, risorse che secondo il presidente dell'AIAB dovranno necessariamente provenire da entrambi i pilastri, considerando che 900 milioni rappresenterebbero circa il 90% della dotazione degli ecoschemi e, d'altra parte, un impegno troppo importante sullo sviluppo rurale esporrebbe le Regioni, che già sperimentano difficoltà di spesa sui PSR, a un forte rischio di disimpegno dei fondi UE. La coalizione punta quindi a ripartire lo sforzo per realizzare l'obiettivo del 30% entro il 2027 tra gli ecoschemi del primo pilastro, da una parte, e i pagamenti agro-climatico-ambientali dello sviluppo rurale del secondo, dall'altra.

Le modalità attuative possono essere diverse. Tra le proposte avanzate dalla coalizione ci sarebbe quella di finanziare il sostegno per la conversione al bio sul primo pilastro e di confermare il sostegno al mantenimento del metodo bio sul secondo, così da creare un ecoschema facilmente accessibile a tutte le aziende e garantire attraverso lo sviluppo rurale le differenziazioni che la misura del mantenimento prevede per tenere conto delle diverse colture e dei territori. Le complessità da gestire per rispettare le regole UE sono però molte e non è detto che questo schema sia praticabile. Così come non è risultata praticabile la proposta del Mipaaf di una sorta di accoppiato sul bio, bocciata da Bruxelles come doppio pagamento.

Quel che è prioritario per la coalizione, per il momento, è fissare dei target ambiziosi in termini di budget e di crescita della superficie per il bio; le modalità attuative potranno essere chiarite in un secondo momento, anche considerando il fatto che la Commissione è ancora al lavoro sulla legislazione secondaria del pacchetto PAC, per fare in modo che la riforma diventi operativa dal 2023.

L'altra priorità della coalizione riguarda la revisione dei pagamenti diretti in direzione di una maggiore equità nella ripartizione delle risorse. Secondo le associazioni serve un capping a 100mila euro per beneficiario per gli aiuti diretti e il sistema dei titoli storici deve essere superato, in ottica di convergenza interna, per arrivare a un pagamento uniforme a livello nazionale. Attualmente ci sono superfici che ottengono 70/80 euro all'ettaro e altre che ricevono migliaia di euro, osserva Romano, secondo cui si tratta di una distorsione del mercato che premia le grandi organizzazioni aziendali sulla base della sola dimensione senza richiedere alcun impegno e che Bruxelles ci chiede da tempo di superare. Sarebbe opportuno avviare questa transizione per tempo, avverte, considerando che dovremo comunque arrivare a un valore medio entro la fine della programmazione e rimandando queste scelte rischiamo di imporre agli agricoltori tagli netti a ridosso del 2027.

AIAB, perché il ddl agricoltura biologica va sostenuto

Consulta il manifesto di #CambiamoAgricoltura

Photo credit: Foto di Free-Photos da Pixabay 

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