Barriere commerciali: nel 2019 grazie a UE salvi 8 miliardi di export

Report Ue sul protezionismoNel 2019 l’intervento dell’UE contro le misure protezionistiche imposte da molti Paesi terzi ha permesso alle aziende europee di guadagnare 8 miliardi di euro in più di esportazioni. Ciononostante il protezionismo aumenta ovunque con Cina e Russia in testa e colpisce sempre più settori, mettendo a rischio miliardi di export europeo.

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Anche quest’anno la Commissione europea ha pubblicato il report annuale sul protezionismo, in forte aumento in tutto il mondo. Lo scorso anno gli interventi europei sono riusciti a rimuovere 40 ostacoli commerciali di varia natura, permettendo alle nostre imprese di fatturare 8 miliardi di export in più.

Ma il trend delle barriere commerciali non lascia presagire nulla di buono. Il protezionismo, infatti, è ormai fortemente radicato nelle relazioni commerciali, portando alla creazione di barriere che colpiscono sempre più settori di grande importanza per l'Europa e che sono sempre più difficili da rimuovere.

Solo nel 2019, infatti, sono state introdotte ben 43 barriere nuove, in 22 paesi diversi. Il maggior numero delle restrizioni commerciali riguarda l'accesso ai mercati cinese e russo (rispettivamente con 38 e 31 misure).

Dove e quali sono le principali barriere commerciali 

Il numero totale di barriere (commerciali e d'investimento) oggi esistenti ammonta a 438, sparse in 58 partner commerciali diversi.

Parliamo di ostacoli che assumono forme diverse come: i divieti di importazione a pieno titolo, l'imposizione di tasse illegali alla frontiera, oppure normative interne sproporzionatamente gravose o discriminatorie che vanno contro le norme commerciali internazionali stabilite dal Wto o dagli accordi bilaterali.

La Cina rimane il paese con il maggior numero di barriere registrate (38), seguita da Russia (31), Indonesia (25) e Stati Uniti (24). India e Turchia condividono il quinto posto, con 23 misure segnalate. Gli altri paesi con dieci o più barriere commerciali registrate sono: Brasile (19), Repubblica di Corea (19), Australia (14), Algeria (12), Tailandia (12), Messico (11), Egitto (10) e Malesia (10).

Per quanto riguarda i tipi di barriere che interessano le imprese europee, per la prima volta il numero di misure imposte alle frontiere (229, cioè il 52% del totale) supera quello delle barriere adottate una volta che la merce è entrata nel Paese e che, in genere, sono più sofisticate. Segno, questo, che ormai molti paesi preferiscono usare apertamente queste misure palesemente protezionistiche, piuttosto che operare dietro le quinte mettendo in campo interventi più complessi.

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Le nuove barriere imposte nel 2019

Il trend registrato nel 2019 conferma l’ascesa del protezionismo in tutto il mondo.

L’anno scorso il paese che ha adottato il numero più elevato di misure è stato la Cina che ha imposto barriere particolarmente dure come il Progetto di meccanismo di revisione sulla sicurezza informatica o normative sulla sicurezza dei dati personali e che, in entrambi i casi, colpiscono i settori ad alto contenuto tecnologico. A queste si aggiungono altre due misure (una sulle telecomunicazioni e una sul legno). Complessivamente le quattro misure incidono sulle esportazioni europee per un valore pari almeno a 15,5 miliardi di euro. Seguono i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. 

Complessivamente le due regioni rappresentano quasi 28,5 miliardi di euro su 35,1 miliardi di euro di esportazioni colpite da nuove barriere (80% del totale) e 24 barriere (60% di tutte le barriere). 

L’intervento UE nel 2019: via 40 barriere commerciali

Nel 2019 gli interventi dell’Unione europea hanno portato alla rimozione (parziale e totale) di 40 barriere protezionistiche che interesseranno almeno 19,4 miliardi di euro di esportazioni europee.

Complessivamente l’intervento dell’Unione ha consentito alle aziende europee di esportare 8 miliardi di merci e servizi in più. I maggiori progressi si sono registrati nel settore agroalimentare, mentre restano più difficili da risolvere le misure che interessano i beni industriali  e l’high tech.

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> Consulta il report 

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