Agricoltura: lavori in corso per il Piano PAC

Agricoltura - Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay Seconda riunione per il Tavolo del partenariato in vista della redazione del Piano strategico nazionale (PSN), il documento di programmazione dei fondi europei della Politica agricola comune che l'Italia deve presentare alla Commissione europea entro la fine dell'anno.

Dalla PAC al Recovery, tutte le risorse in arrivo per l'agricoltura

Alla riunione, presieduta dal ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Stefano Patuanelli, hanno partecipato tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici e le principali associazioni di settore, le organizzazioni professionali, sindacali e della cooperazione interessati alla predisposizione del nuovo PSN.

Il Piano PAC stabilirà la programmazione dei fondi europei assegnati all'Italia a titolo della Politica agricola comune e del relativo cofinanziamento nazionale, sia con riferimento al primo che al secondo pilastro. La riforma della PAC si basa infatti su un nuovo delivery model che permetterà agli Stati membri di gestire all'interno di una cornice organica sia le risorse per i pagamenti diretti che quelle per lo sviluppo rurale, per rispondere alle esigenze specifiche nazionali e regionali e centrare gli obiettivi condivisi a livello dell'Unione.

Il Piano strategico nazionale della PAC

Cosa sono i Piani strategici della PAC

Grande innovazione ed elemento chiave della riforma della Politica agricola comune, i Piani strategici stabiliranno in che modo ogni Stato membro utilizzerà le risorse del primo e del secondo pilastro sulla base di un'analisi delle rispettive condizioni di partenza, delle problematiche da affrontare e degli obiettivi specifici della PAC, che riguardano tematiche ambientali, sociali ed economiche, insieme a un target trasversale sull'aumento della conoscenza e dell'innovazione.

I Piani strategici dovranno inoltre tenere conto delle ambizioni del Green Deal europeo e più specificamente degli obiettivi quantificati nelle strategie Farm to fork e Biodiversità. Tra questi, una riduzione, entro il 2030, del 50% dell'uso e del rischio di pesticidi, di almeno il 20% dell'uso di fertilizzanti e del 50% delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali allevati e l'acquacoltura. In più, un target del 25% dei terreni agricoli dedicati all'agricoltura biologica e l'accesso del 100% della popolazione alla banda larga veloce nelle zone rurali entro il 2025.

Per centrare questi obiettivi la nuova Politica agricola prevede una nuova architettura verde che si basa su una condizionalità rafforzata, sulle misure climatiche e ambientali dello sviluppo rurale e sugli ecoschemi, un nuovo meccanismo - obbligatorio per gli Stati membri, ma facoltativo per gli agricoltori - che premia con pagamenti supplementari chi adotta pratiche benefiche per il clima e l'ambiente che vanno oltre i vincoli già richiesti. 

In base all'accordo sulla nuova PAC raggiunto a fine giugno tra i 27 e il Parlamento, a questi ecoschemi dovrà andare almeno il 25% delle risorse dei pagamenti diretti, mentre la quota di risorse FEASR destinate alle misure agro-climatico-ambientali dei PSR dovrà essere pari almeno al 35%.

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Cosa sappiamo del PSN dell'Italia

In occasione della prima riunione del tavolo partenariale, il 19 aprile, il ministro ha elencato i sei sono obiettivi strategici del Piano nazionale PAC:

  1. potenziare la competitività delle aziende e delle filiere,
  2. migliorare le performance climatiche e ambientali dei sistemi produttivi,
  3. rafforzare la resilienza e la vitalità dei territori rurali,
  4. promuovere il lavoro agricolo e forestale di qualità e rafforzare la capacità di attivare scambi di conoscenza e innovazioni,
  5. efficientare il sistema di governance, rafforzando le strutture di gestione amministrative a livello nazionale e regionale,
  6. costruire un quadro regolamentare semplice ed adeguato alle nuove sfide e alle nuove esigenze.

Quanto alle risorse PAC a disposizione dell'Italia per i prossimi sette anni, il ministro ha spiegato che ammontano 40 miliardi e 354 milioni di euro, cui si aggiungono 11 miliardi di cofinanziamento nazionale, per un totale di circa 51,5 miliardi di euro, distribuiti annualmente in:

  • 3 miliardi e 628,5 milioni di euro per i pagamenti diretti
  • 323,9 milioni per l'OCM Vino
  • 5,2 milioni per l'OCM Miele
  • 34,6 milioni per l'OCM Olio d'oliva
  • 250 milioni per l'OCM Ortofrutta.

Fronte FEASR, per la prima annualità dello sviluppo rurale sono previste risorse pari a 1 miliardo e 648,6 milioni, mentre per le annualità successive le risorse ammontano a un miliardo e 349 milioni. Per le prime due annualità vanno considerate anche le integrazioni alle risorse QFP a titolo di Next Generation UE, pari rispettivamente a 269 milioni e a 641 milioni di euro.

La seconda riunione del Tavolo, l'8 settembre, ha permesso di fare il punto su quanto fatto dal Mipaaf nelle scorse settimane insieme ad Ismea, Agea e Crea ed ai rappresentanti delle regioni. Il lavoro si è concentrato soprattutto sulla “valutazione delle esigenze”, cioè la fase propedeutica alla definizione degli interventi del Piano strategico nazionale, e sull’architettura verde.

Gli eco-schemi sono l’elemento di maggiore novità nell’architettura verde della nuova PAC e rappresentano un tema delicato, in quanto vanno ad incidere sul meccanismo dei pagamenti diretti, che da decenni costituisce un elemento essenziale per la sussistenza di molte aziende agricole”, ha sottolineato il ministro, aprendo il secondo confronto le parti economiche e sociali, della società civile e le diverse autorità pubbliche coinvolte, che ora sono chiamate ad inviare al Ministero, entro dieci giorni, un documento scritto di sintesi con posizioni e proposte sul tema. Documenti che saranno oggetto di analisi da parte del Mipaaf e al centro della prossima riunione del Tavolo di partenariato.

Quali sono le scelte che l'Italia deve fare per il Piano strategico PAC

A gennaio la Commissione europea ha pubblicato una lista dei possibili ecoschemi che gli Stati membri possono attivare nell'ambito dei Piani strategici della PAC. Si tratta però solo di una delle decisioni che l'Italia deve compiere nel redigere il documento, dal momento che la riforma la Politica agricola che partirà nel 2023 introduce diversi elementi di flessibilità per gli Stati membri.

Anzitutto, ha spiegato il capo del dipartimento delle Politiche europee internazionali e dello sviluppo rurale del Mipaaf, Giuseppe Blasi, nel corso di un'audizione al Senato, sugli aspetti finanziari, c'è la possibilità di trasferire fondi tra pilastri e va decisa la quota di risorse da destinare, oltre che all'architettura verde, anche al sostegno accoppiato e ai giovani agricoltori. Ulteriori scelte riguardano l'applicazione del capping per gli aiuti superiori a 100mila euro - con la possibilità di scorporare dal calcolo totale tutti i costi del lavoro – e la degressività degli aiuti per scaglioni a partire da 60mila euro.

Gli Stati membri possono poi intervenire sull'individuazione dei beneficiari, delimitando ulteriormente la figura dell'agricoltore attivo sulla base di ulteriori criteri oggettivi non discriminatori e definendo il target del giovane agricoltore, che però non dovrebbe subire cambiamenti rispetto alla PAC 2014-2020.

Ulteriori scelte riguardano le tipologie di intervento per i pagamenti diretti: oltre all'impianto degli ecoschemi, su cui sono in corso approfondimenti tecnici in modo da valorizzare buone pratiche già sperimentate nel nostro paese, ci sono scelte da fare in particolare su: il proseguimento del processo di convergenza interna dei titoli all'aiuto o la progressiva uscita del diritto all'aiuto; l'applicazione dell'aiuto accoppiato; l'aiuto forfettario per i piccoli agricoltori; la collocazione dell'aiuto per i giovani agricoltori, che in sé è obbligatorio, nel primo o nel secondo pilastro.

Contributi agricoltura: 8 miliardi di fondi europei per i bandi PSR dal 2021

Per quanto riguarda l'Organizzazione comune di mercato, oltre ai settori tradizionali - vino, ortofrutta, olio di oliva e apicoltura – è possibile includere altri comparti, nel limite del 3% della dotazione finanziaria per i pagamenti diretti.

Più semplice la programmazione dello sviluppo rurale, con la riduzione delle misure, da 20 a 8. A questo proposito Blasi ha confermato che l'intesa tra Consiglio e Parlamento permette di delegare alle autorità regionali la gestione degli interventi, fermo restando il contesto programmatorio unitario assicurato dal Piano strategico nazionale. In questo modo viene ripristinato l'aspetto costituzionale che in Italia vede le regioni parti attive della gestione dei fondi europei per l'agricoltura.

Infine, sul fronte degli strumenti di gestione del rischio, la principale novità – particolarmente sollecitata dall'Italia – riguarda la possibilità di destinare una percentuale dei pagamenti diretti all'istituzione di un fondo di mutualizzazione per il risarcimento dei danni subiti dagli agricoltori a seguito di calamità naturali catastrofali. Un passaggio epocale, secondo il capo dipartimento del Mipaaf, perchè si riconosce che i pagamenti diretti possono contribuire a migliorare l'adattamento del settore ai cambiamenti climatici. 

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Le raccomandazioni di Bruxelles all'Italia

Per facilitare il lavoro degli Stati membri e assicurarsi che i Piani nazionali siano orientati al raggiungimento degli obiettivi comuni, il 18 dicembre scorso la Commissione ha trasmesso delle raccomandazioni ai 27, sia relativamente ai nove obiettivi della nuova PAC che rispetto al Green Deal europeo e in particolare alle strategie Farm to Fork e Biodiversità.

“Incoraggio vivamente gli Stati membri a tenere conto di queste raccomandazioni durante la redazione dei loro piani strategici della PAC. In questo modo, possiamo garantire una Politica agricola allineata al Green Deal e che sostiene gli agricoltori come motori della transizione verde. Insieme al Parlamento europeo e al Consiglio, garantiremo che la riforma della PAC mantenga le necessarie ambizioni ambientali e climatiche”, ha commentato in quell'occasione il commissario per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, Janusz Wojciechowski.

Nel caso dell'Italia, secondo Bruxelles, il passaggio a un sistema alimentare sostenibile rappresenta una sfida, ma anche un'opportunità. L'invecchiamento della popolazione agricola, il basso livello di digitalizzazione e le piccole dimensioni delle aziende contribuiscono infatti alla bassa crescita della produttività e alla volatilità dei redditi agricoli e limitano la competitività dell'agricoltura italiana, nonostante il buon livello di organizzazione dei produttori.

Oltre al ricambio generazionale, all'accesso alla banda larga e alle nuove tecnologie digitali, serve un'attenzione specifica al trasferimento di conoscenze e innovazioni in ambito agricolo e alla formazione degli agricoltori, oltre a misure dirette a favorire l'imprenditoria e l'occupazione femminile di qualità in agricoltura e l'inclusione sociale delle persone più vulnerabili che abitano i territori rurali.

Sul fronte ambientale, poi, il trend di riduzione delle emissioni riconducibili all'agricoltura avviato tra il 1990 e 2013 si è interrotto negli ultimi sette anni e deve essere riavviato per poter centrare i target dell'UE. Parallelamente, secondo Bruxelles, occorre lavorare sul fronte dell'adattamento ai cambiamenti climatici, anche alla luce della vulnerabilità dell'Italia al rischio idrogeologico, ridurre l'uso di pesticidi, migliorare la valorizzazione delle foreste, l'azione a tutela della biodiversità e il welfare animale. 

Le raccomandazioni della Commissione europea all'Italia per i Piani strategici della PAC

La fase transitoria della PAC

Quanto alle scelte che riguardano la fase transitoria della PAC, in attesa dell'adozione del Piano strategico nazionale in vigore dal 2023, per il 2021 e il 2022 è prevista l'estensione degli attuali Programmi di sviluppo rurale, in parte con risorse del nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP 2021-27) e in parte con quelle del pacchetto per la ripresa dal Covid Next Generation EU (NGEU).

Nel caso dell'Italia, i fondi per lo sviluppo rurale nel quadro di NGEU ammontano a 910 milioni di euro e devono essere programmati rispettando i vincoli di destinazione a favore delle misure climatico-ambientali (almeno il 37% del totale) e degli investimenti (almeno il 55%). Per la realizzazione di investimenti pubblici sono incrementate le aliquote contributive, dal 40% al 75% delle spese ammissibili, mentre sale a 100mila euro la soglia massima di aiuto per i giovani agricoltori.

Photo credit: Foto di R0bin da Pixabay 

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