Recovery Plan, i progetti per l’acciaio verde: idrogeno per decarbonizzare l’ex-Ilva

Acciaio verdeParte delle risorse del Recovery Fund dovrebbero andare al cosiddetto “acciaio verde”, la siderurgia a basse emissioni di CO2 che, idealmente, farà a meno dell’energia fossile. I progetti ci sono, e dovrebbero coinvolgere l’ex Ilva di Taranto. Per realizzarli, però, occorre una strategia ben definita per l’idrogeno.

Idrogeno, superbonus, PNIEC: l’energia nel Recovery Plan

Sul tavolo ci sarebbero circa 5 miliardi di euro provenienti dal Recovery Fund. In attesa delle proposte vere e proprie, le voci di diversi stakeholder (istituzionali e imprenditoriali) lasciano supporre che l’acciaio verde sarà parte integrante non solo del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, ma più in generale della della strategia industriale italiana dei prossimi anni. 

Acciaio verde e idrogeno: strategie industriali legate a doppio filo

L’obiettivo è abbattere le emissioni inquinanti delle imprese siderurgiche. Per farlo, aziende e mondo della ricerca stanno sviluppando varie tecnologie con al centro l’idrogeno, considerato come un’alternativa praticabile per agevolare la transizione energetica anche per decarbonizzare la produzione di acciaio. 

A livello strategico, la direzione è stata indicata dalla Commissione europea l’8 luglio scorso, con la presentazione della strategia UE per l’idrogeno, che pone al centro (sia in termini di target che di investimenti) il cosiddetto idrogeno verde, prodotto da energie rinnovabili. Il percorso considerato economicamente più vantaggioso per l’idrogeno verde sembra appunto l’impiego di tale fonte per la produzione di acciaio a zero emissioni

L’esempio svedese: l’acciaieria priva di fonti fossili

Impianti pilota sono già in fase di costruzione in Germania, dove Thyssenkrupp ha dimostrato che un altoforno può parzialmente funzionare con l’idrogeno.

Il primo impianto tedesco per la produzione di acciaio a base di idrogeno, di Saarstahl e Dillinger, sta entrando in funzione a Dillingen.

Ma la vera best pratice arriva dalla Svezia, dove sorgerà HYBRIT, la prima acciaieria pilota che farà completamente a meno dell’energia fossile: una joint venture fra il gruppo siderurgico SSAB, la società mineraria LKAB e l’ utility energetica Vattenfall.

La tecnologia HYBRIT intende sostituire il carbon coke, tradizionalmente necessario per la produzione di acciaio a base di minerale, con elettricità e idrogeno che fanno a meno di fonti fossili. 

E in Italia? ENEL punta a decarbonizzare l’ex-Ilva

Fra i progetti proposti al ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del Recovery Plan per rendere verde la siderurgia italiana c’è quello di Enel. 

Che avrebbe gli occhi puntati sull’ex Ilva di Taranto, come anticipato da Carlo Tamburi, ad di Enel Italia Spa, nel corso di un’audizione alla Camera: il progetto sarebbe quello di  fornire energia da idrogeno all'acciaieria di Taranto “realizzando la decarbonizzazione dell'ex Ilva nel quadro della complessa riconversione voluta dal Governo”.

ENEL

Il progetto di ENEA per l’acciaio verde, che guarda anche a Taranto

Ma sul tavolo del MISE non c’è solo l’idea del colosso dell’energia. Fra i progetti recepiti positivamente dal dicastero c’è anche quello dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), presentato sempre nel corso di un’audizione a Montecitorio. 

Si tratta di “SIRIO - siderurgia basata sull'uso del carbonio”, la proposta progettuale per attuare una serie di interventi mirati alla produzione di acciaio verde senza l'impiego di carbone e all’utilizzo della CO2 per la produzione di combustibili rinnovabili o di aggregati da utilizzare nella cantieristica edile.

Il progetto intende: 

  • ridurre le emissioni di CO2 attraverso l’uso di idrogeno prodotto da pirolisi/gassificazione di plastica non riciclabile, da reforming del metano, bio-metano o da gas da fornace integrate a tecnologie CCUS (Carbon Capture, Use and Storage); 
  • riutilizzare la CO2 catturata per la produzione di combustibili, stoccaggio della CO2 in scorie da altoforno; 
  • ridurre le scorie e i rifiuti da inviare in discarica attraverso un processo simbiotico tra l’industria dell’acciaio e la cantieristica edile. 

In sintesi, ciò che ENEA vuole ottenere è l’avanzamento della maturità tecnologica di processi di decarbonizzazione e valorizzazione del carbonio applicati al settore siderurgico, che potrebbe avere un riflesso sulla vicenda ex-Ilva di Taranto. 

Secondo le stime di ENEA, infatti, l’area a caldo del sito di Taranto potrebbe essere interessata da una profonda decarbonizzazione: si potrebbe diminuire il numero di batterie di cokerie a tre implementando la cattura della CO2 e la produzione di idrogeno attraverso materiale eco-compatibile a base di carbonato di calcio (calcare, CaCO3). Il materiale esausto proveniente dalla sezione di cattura della CO2 può essere avviato come materia prima seconda alla produzione del cemento rendendo ancora più economicamente sostenibile l’intero processo. L’area delle cockerie potrebbe, dal 2030, avviarsi a completa chiusura grazie ad una piena produzione di acciaio attraverso moduli alimentati idrogeno da pirolisi/gassificazione di plastiche non riciclabili, da reforming di metano e/o bio-metano.

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