Credito d'imposta affitti, sanificazione e acquisto DPI: come richiedere gli incentivi

Crediti d'imposta decreto Cura Italia - Photo by Tim Mossholder from PexelsL'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per l’utilizzo dei crediti d’imposta relativi agli affitti di botteghe e negozi e di immobili ad uso non abitativo, previsti rispettivamente dai decreti Cura Italia e Rilancio, da parte dei soggetti cui i beneficiari hanno ceduto i bonus. Chiarimenti anche sugli incentivi per la sanificazione e l'acquisto di mascherine e DPI. 

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Tra le misure previste dal decreto Cura Italia e poi reiterate nel decreto Rilancio ci sono una serie di crediti d’imposta  rivolti ai soggetti esercenti attività d’impresa.

L'Agenzia delle Entrate ha istituito con la risoluzione n. 39/E-2020 del 13 luglio i codici tributo per l'utilizzo in compensazione dei crediti di imposta affitti da parte dei cessionari che li hanno ricevuti dai beneficiari dei bonus. Inoltre, con la Circolare n. 20/E del 10 luglio, ha chiarito il funzionamento dei crediti d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione.

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Credito d’imposta affitti

Il bonus previsto dal decreto Cura Italia

Per i soggetti esercenti attività d’impresa, il Cura Italia ha previsto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Il bonus affitto non si applica alle attività definite essenziali, quelle cioè ricomprese nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 marzo 2020 ed è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione. Detto in soldoni: il credito d’imposta sui canoni di affitto può essere richiesto solo dai locali commerciali interessati dalla chiusura forzata. Quindi, sono esclusi i supermercati, i punti vendita di generi alimentari, farmacie, edicole e tabaccherie.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto per il calcolo della deducibilità degli interessi e dei componenti negativi del reddito.

Il bonus previsto dal decreto Rilancio

Il credito d'imposta per gli affitti torna anche nel decreto Rilancio e si applica ai canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati adattività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo. Il credito d'imposta è  del 60% dell'ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell'attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell'attività di lavoro autonomo.

In caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, il credito d’imposta spetti nella misura del 30% dei relativi canoni.

Per le strutture alberghiere e agrituristiche, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator il bonus affitti si applica indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d'imposta precedente. 

Alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, il credito d'imposta spetta nelle misure del 20% (anziché 60%) e del 10% (anziché 3'% in caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda).

Il credito d’imposta può essere usato esclusivamente in compensazione, successivamente all'avvenuto pagamento dei canoni, e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive. 

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I provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate sul credito d'imposta affitti

Il 6 giugno l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare 14/E che fornisce chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo sul credito d'imposta affitti.

Sempre il 6 giugno, con la risoluzione n. 32/E l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta: il codice, da presentare tramite modello F24, esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate, è il “6920”, denominato “Credito d’imposta canoni di locazione, leasing, concessione o affitto d’azienda - articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”.

Il 1° luglio il direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini ha adottato un provvedimento contenente il modello e le istruzioni per la cessione e le modalità di utilizzo da parte dei cessionari del credito d’imposta relativo ai canoni di locazione di botteghe e negozi (di cui all'articolo 65 Dl n. 18/2020, meglio noto come Cura Italia) e ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (di cui all'articolo 28 Dl n. 34/2020, meglio noto come decreto Rilancio).

Il cedente può inviare la comunicazione telematica tramite un’apposita funzionalità disponibile nell’area autenticata del sito dell’Agenzia, dal 13 luglio fino al 31 dicembre 2021. 

Con la risoluzione n. 39/E del 13 luglio 2020 l'Agenzia ha istituito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte dei cessionari, tramite modello F24, dei crediti d’imposta relativi ai canoni di locazione di botteghe e negozi (articolo 65 del decreto “Cura Italia”) e degli immobili ad uso non abitativo (articolo 28 del decreto “Rilancio”), ricevuti dagli stessi beneficiari dei bonus.

I codici tributo da utilizzare sono:

  • “6930” denominato “Botteghe e negozi - Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario - art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”;
  • “6931” denominato “Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda - utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario - art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”.

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Credito d’imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione

Il decreto Cura Italia, all’articolo 64, ha introdotto anche un credito d'imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro, rivolto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione.

Il credito d'imposta è pari al 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute fino ad un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario.

Misura ampliata dal decreto liquidità, che ha esteso il credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali. I criteri e le modalità di applicazione e fruizione del decreto saranno indicati con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia.  Sappiamo però che sarà riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per il 2020. 

Il provvedimento torna anche nel decreto Rilancio: per le persone fisiche esercenti arti e professioni, degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo del settore, gli enti religiosi civilmente riconosciuti, le strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale è previsto un credito d'imposta del 60% delle spese sostenute nel 2020, fino all’importo massimo di 60.000 euro.

Le spese ammissibili devono riguardare:

  • a) sanificazione degli ambienti nei quali i soggetti svolgono la propria attività lavorativa ed istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
  • b) acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • c) acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
  • d) acquisto e installazione di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • e) acquisto e l’installazione di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi. 

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Credito d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro

Per far fronte alle spese necessarie per la riapertura in sicurezza delle attività è previsto inoltre un credito di imposta per adeguare gli ambienti di lavoro pari al 60% delle spese sostenute nell’anno 2020, per un massimo di 80mila euro.

La platea dei soggetti possibili beneficiari del credito d’imposta sono gli operatori con attività aperte al pubblico, tipicamente, bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema

Fra gli interventi ammissibili figurano: 

  • interventi edilizi per il rifacimento di il rifacimento spogliatoi e mense, la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni;
  • acquisto di arredi di sicurezza;
  • investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e le apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti.

Le indicazioni dell'Agenzia per usufruire del credito d'imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione e di quello per l'adeguamento degli ambienti di lavoro sono raccolte nella Circolare n. 20/E del 10 luglio 2020.

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