Cosa fa il Recovery Plan per il superamento dei divari territoriali

Aree interne - Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay Oltre 4 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono destinati alle aree interne e a quelle terremotate, alla valorizzazione dei beni confiscati e alla promozione dell'innovazione nelle città più marginalizzate del Sud Italia.

Cosa prevede il Recovery Plan

Nonostante la riduzione dei divari territoriali sia, con l'occupazione dei giovani e l'empowerment femminile, una priorità trasversale a tutte le missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo ha previsto una componente espressamente dedicata agli interventi per la coesione territoriale.

Gli obiettivi riguardano quattro ambiti: il rafforzamento delle aree interne del Paese, gli investimenti nei territori colpiti dai terremoti, la rigenerazione dei contesti urbani del Mezzogiorno attraverso la promozione dell’innovazione tecnologica e la valorizzazione sociale ed economica dei beni confiscati alle mafie.

La dotazione complessiva della componente 3 della Missione 5 del Recovery Plan ammonta a 4,18 miliardi di euro, così ripartiti tra le quattro linee di intervento:

  • 1,5 miliardi per la Strategia nazionale per le aree interne,
  • 1,78 miliardi per gli interventi per le aree del terremoto,
  • 600 milioni di euro per gli ecosistemi dell'innovazione al Sud in contesti urbani marginalizzati,
  • 300 milioni per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

Il piano di investimenti sarà accompagnato da riforme dirette a garantire il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture sociali nelle aree interne del Paese e la razionalizzazione delle misure a favore dell’imprenditorialità, mentre l’estensione del Superbonus per i territori colpiti dal sisma dovrebbe contribuire ad accelerare la ricostruzione nei comuni colpiti.

Strategia nazionale per le aree interne

Coerentemente con il Piano Sud 2030, il PNRR approvato dal Consiglio dei Ministri conferma e rafforza la Strategia nazionale per le aree interne (SNAI), che mira a migliorare quantità e qualità dei servizi nelle zone più remote del paese, dalla scuola alla sanità, passando per trasporti e infrastrutture sociali. Tra le priorità anche il potenziamento delle infrastrutture digitali, il sostegno all’imprenditoria giovanile e al reinsediamento abitativo e produttivo, nell'ottica di contrastare la tendenza all'abbandono di questi territori e di rendere disponibilità opportunità di occupazione e sviluppo economico.

Con i fondi del Recovery si punta ad ampliare il numero delle aree coinvolte nella Strategia, che attualmente sono 71, individuando quelle più bisognose dell'intervento pubblico per l'accesso limitato ai servizi di base e gli indici di disagio socio-economico e di spopolamento.

Incentivi per le aree colpite dai terremoti

Fronte sisma, oltre ad accelerare la ricostruzione privata, il Piano intende dare priorità agli interventi pubblici per il ripristino di servizi sociali, asili, scuole e centri di formazione tecnica, oltre che per l’efficientamento energetico e l’illuminazione ecosostenibile.

Sempre nei territori terremotati sono previsti progetti per rafforzare il sistema delle competenze e della formazione, azioni a sostegno delle attività economiche e produttive, agroalimentari, turistiche e culturali, investimenti per la valorizzazione delle risorse ambientali e infrastrutturali. Interventi che possono contare anche su risorse complementari per 2 miliardi e 950 milioni di euro a valere sulla legge di Bilancio 2021.

Ecosistemi dell'innovazione nei centri urbani del Sud

Alla manovra si deve anche la norma che prevede la costituzione di ecosistemi dell'innovazione per favorire l’avanzamento tecnologico e lo sviluppo socio-economico dei territori delle regioni meno sviluppate, cioè Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Università, enti di ricerca, imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni del Terzo settore sono infatti chiamati a creare e riqualificare infrastrutture e laboratori per lo svolgimento di attività di formazione, ricerca e creazione di impresa, che il Recovery colloca prioritariamente nei contesti urbani marginalizzati del Mezzogiorno.

Valorizzazione dei beni confiscati

Infine, al Recovery è affidato il proseguimento del lavoro portato avanti dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati e dall’Agenzia per la coesione territoriale sui patrimoni sottratti alle mafie. Gli investimenti saranno finalizzati a restituire alla collettività i beni confiscati sia per fini sociali, che per l'avvio di attività economiche che possono generare nuovi posti di lavoro.

Photo credit: Foto di nonmisvegliate da Pixabay 

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