Le misure per green economy e ambiente nel dl Semplificazioni

Decreto semplificazioniI progetti che si inquadrano nell’ambito del Green New Deal potranno accedere più facilmente alle garanzie pubbliche. Semplificati anche gli interventi sugli impianti da fonti rinnovabili e per realizzare punti di ricarica per i veicoli elettrici, anche in autostrada. Cosa c’è per green economy e ambiente nel decreto Semplificazioni.

> Cosa prevede il decreto Semplificazioni per gli appalti

Nella bozza di dl Semplificazioni 10 articoli sono dedicati a misure in materia di green economy e ambiente.  Gli articoli dal 43 al 48 prevedono una serie di semplificazioni delle procedure e dei meccanismi riguardanti la green economy. Ecco cosa prevedono. 

Procedure più snelle per infrastrutture e autorizzazioni per green economy e ambiente

Procedure di Via più semplici per gli interventi su impianti esistenti

Buona parte degli impianti esistenti dovrebbe e potrebbe adottare tecnologie più avanzate ed efficienti, aumentando così la produzione elettrica e riducendo al contempo l’impatto ambientale a parità di potenza installata. 

Il dl Semplificazioni porta l’esempio dell’eolico: gli aerogeneratori oggi installati sono di dimensione unitaria pari a qualche centinaia di kW, mentre quelli più moderni sono dell’ordine di qualche MW, naturalmente con maggiore altezza e diametro delle pale. Ciò si traduce, nella stessa area già occupata dagli impianti esistenti, nella possibilità di sostituire questi ultimi con un numero decisamente ridotto di aerogeneratori, anche per garantire la distanza tra ciascuno di essi (che deve essere pari ad alcune volte il diametro delle pale).

Il decreto Semplificazioni interviene sulle procedure di Via degli interventi sugli impianti esistenti, disponendo che la Via abbia ad oggetto la variazione di impatto indotta dal progetto rispetto alla situazione ante intervento. Una proposta in linea con quanto previsto  nel Piano nazionale energia e clima (PNIEC) e compatibile con le regole europee, in particolare con la direttiva VIA 2011/92 modificata dalla 2014/52.

Autorizzazione di interventi sostanziali e non sostanziali

Il dl propone la sostituzione del comma 3 dell’articolo 5 del decreto legislativo 28/2011. Tale comma prevedeva che - tramite decreto - fossero individuati gli interventi sostanziali da sottoporre ad autorizzazione unica, con la conseguenza che gli altri interventi sarebbero stati sottoposti alla procedura abilitativa semplificata, ed individuava alcuni interventi, assai circoscritti, immediatamente qualificati come non sostanziali (e quindi sottoposti alla procedura  semplificata).

Ma il decreto in questione non è mai stato emanato perché individuare gli interventi che potessero effettivamente beneficiare di semplificazione non è facile, e ciò per un duplice motivo: il primo è che la procedura abilitativa semplificata non esclude l’acquisizione di ogni altro atto di assenso, compresa la Via ove necessaria; il secondo è che una parte rilevante degli interventi di interesse difficilmente si può sottrarre alla Via (è il caso, ad esempio, delle integrali ricostruzioni di impianti eolici, che si realizzano sostituendo vecchie macchine di altezza dell’ordine di alcune decine di metri con altre che, pure di numero inferiore, sono alte fino a 200 metri).

Dl Semplificazioni

La semplificazione della procedura, in effetti, consiste nell’avere come interlocutore il comune (anziché la regione o la provincia delegata, come nel caso dell’autorizzazione unica) e nel fatto che, decorsi 30 giorni dall’avvio della procedura senza che il comune obietti nulla, i lavori possono iniziare. Considerando che molti impianti sono ubicati in comuni piccoli e piccolissimi, c’è il rischio che il termine dei 30 giorni possa decorrere anche nei casi in cui sarebbero da acquisire altri atti di assenso. 

Il dl Semplificazioni propone un’altra soluzione al problema: introdurre una nuova modalità abilitativa, ancor più semplice della procedura abilitativa semplificata, circoscrivendone però l’applicazione a precise tipologie di intervento

In base a quanto previsto dalla lettera e) dell’articolo 43 del dl Semplificazioni si introduce la dichiarazione di inizio lavori asseverata, analoga alla CILA (quindi solo comunicazione asseverata) per alcuni circoscritti interventi su impianti esistenti, a bassissimo o nullo impatto ambientale e senza effetti di natura urbanistica. 

Per tali impianti si prevede, come per la CILA, la presentazione di un progetto firmato da un tecnico abilitato, a seguito della quale i lavori possono essere eseguiti.

La medesima procedura è prevista anche per casi specifici di nuovi impianti, in particolare fotovoltaici su edifici a uso produttivo e comunque al di fuori dei centri storici. La norma precisa che questi interventi non sono sottoposti a valutazioni ambientali e paesaggistiche, né sottoposti all’acquisizione di atti di assenso comunque denominati. 

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Garanzie SACE per progetti Green Deal

E’ previsto un meccanismo semplificato per il rilascio delle garanzie pubbliche da parte di SACE a favore di progetti del Green New Deal, in linea con la strategia ambientale promossa dalla Commissione UE (articolo 48).

A disposizione ci sono i 470 milioni di euro stanziati per quest’anno dal fondo per realizzare un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un Green New Deal italiano, previsto dalla Manovra 2020.

Le garanzie “green” saranno rilasciate in base a criteri operativi e termini procedurali che verranno indicati con apposita convenzione stipulata tra SACE S.p.A. e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

I progetti e i programmi che possono accedere alla garanzia pubblica saranno selezionati da un apposito organismo, da istituirsi con decreto del MEF. Tali progetti e programmi dovranno operare in settori che favoriscono la transizione verso un’economia pulita e circolare, con particolare riguardo ai settori ad alta intensità di risorse come quelli tessile, dell’edilizia,  dell’elettronica e delle materie plastiche, e verso una mobilità sostenibile e intelligente, che riduca l’inquinamento e i volumi di traffico. 

Più punti di ricarica dei veicoli elettrici, anche in autostrada

Entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto Semplificazioni, i Comuni sono tenuti a disciplinare l'installazione e gestione delle infrastrutture di ricarica a pubblico accesso, prevedendo almeno un punto di ricarica ogni 1.000 abitanti.

Il soggetto che realizza un nuovo punto o una nuova stazione di ricarica è tenuto, entro 30 giorni dalla data di messa in esercizio, a pubblicare l'identificazione geografica sulla Piattaforma Unica Nazionale (PUN) del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. 

E arrivano anche più colonnine in autostrada: a differenza di altri paesi europei, infatti, l’Italia ha pochissime colonnine di ricarica elettrica lungo la rete autostradale. Il dl Semplificazioni interviene  prevedendo l’obbligo, per le aree di servizio lungo le autostrade e le strade extraurbane principali, di garantire il servizio di ricarica per veicoli elettrici. 

Dl Semplificazioni

Trasferimenti statistici di energia rinnovabile dall’Italia ad altri paesi

Secondo le stime attualmente disponibili, l’Italia potrà superare il proprio obiettivo 2020 di produzione di energia da FER (17%) ed avere un surplus potenzialmente trasferibile a fini statistici agli Stati membri o alle regioni che siano in deficit.

Il dl semplificazione cerca quindi di allargare il raggio d’azione della possibilità per l’Italia di concludere accordi intergovernativi con altri Stati membri UE per progetti comuni o trasferimenti statistici, ossia per il trasferimento, a favore dell’Italia, di quantità di energia rinnovabile da Stati membri che hanno raggiunto e superato i propri obiettivi nazionali di produzione da FER al 2020. 

Allargamento che andrebbe a ricomprendere gli accordi intergovernativi in cui l’Italia sia parte attiva del trasferimento statistico. 

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Scambio sul posto altrove per i piccoli Comuni

L’articolo 46 prevede l’estensione ai piccoli Comuni (fino a 20.000 residenti) del meccanismo dello scambio sul posto altrove - vale a dire lo scambio sul posto senza obbligo di coincidenza tra i punti di prelievo e di immissione - per incentivare l’utilizzo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

 In base alle attese il provvedimento dovrebbe generare un aumento delle entrate connesse ai nuovi investimenti e un miglioramento della spesa dei soggetti interessati.

Iter autorizzativi delle infrastrutture delle reti

Si interviene sulle infrastrutture delle reti energetiche nazionali, della rete di distribuzione elettrica.

Infrastrutture delle reti energetiche nazionali

L’articolo 46bis prevede un’accelerazione autorizzativa per le opere della rete di trasmissione nazionale - RTN, già individuate dal PNIEC e che siano inserite in un Piano di sviluppo di Terna non ancora approvato, consentendo l’avvio dell’iter autorizzativo anche senza previa approvazione del medesimo Piano. La semplificazione è estesa anche alle opere infrastrutturali della rete gas previste nel PNIEC.

Prevista una razionalizzazione della procedura di redazione e approvazione dei Piani di sviluppo della RTN, che da annuale passa a biennale per andare incontro anche alla pianificazione coordinata a livello europeo di ENTSO-E, che ha cadenza biennale, e in rispetto di quanto ora dispone la normativa europea (direttiva UE 2019/944).

Il comma 8 semplifica l’iter autorizzativo riguardante il rifacimento e l’adeguamento tecnologico delle infrastrutture RTN, che non siano più in grado di garantire gli standard minimi di affidabilità. Il mezzo su cui si punta è la procedura semplificata di DIA  qualora l’intervento preveda la ricostruzione: 

  • per le linee aeree sullo stesso tracciato o su un tracciato discosto per un massimo di 15 metri lineari e che non comportino un innalzamento delle linee aeree superiori al 20 per cento dell’esistente;  
  • per le linee in cavo interrato, sullo stesso tracciato o su un tracciato che rimanga nei limiti del margine della strada impegnata o nei limiti dei tre metri dal margine esterno della trincea di posa. 

La rete gas Sardegna sarà ‘parte’ della rete nazionale

Sempre all’articolo 46bis, comma 5, si trova un’importante novità per garantire l’approvvigionamento di energia alla Sardegna a prezzi sostenibili e in linea con quelli del resto d’Italia. La rete gas della Sardegna sarà considerata come “parte della rete nazionale di trasporto anche ai fini tariffari”. 

Infrastrutture della rete di distribuzione elettrica

Per lo sviluppo e l’ammodernamento delle reti distributiva, si legge nel dl Semplificazioni, occorre attuare un intervento normativo di semplificazione dell’iter autorizzativo di competenza degli enti locali. 

Si propone quindi di definire una serie di misure per la semplificazione autorizzativa, a livello nazionale e locale, per adeguare la rete di distribuzione dell’energia elettrica. Ma onde evitare una normativa disomogenea sull’intero territorio italiano si prevede l’adozione di linee guida nazionali - adottate il Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dei beni culturali e del Ministro dell’Ambiente, acquisita l’intesa della Conferenza Unificata - che dovranno delineare un iter autorizzativo unico, prevedendo anche iter semplificati per interventi di minor impatto territoriale. 

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Adeguamento delle centrali di produzione di energia

In base a quanto previsto dal cosiddetto decreto “Sblocca-centrali”, sono soggetti all’autorizzazione unica del Ministero dello Sviluppo economico “la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi, ivi compresi gli interventi di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessari all'immissione in rete dell'energia prodotta”. 

Ma esistono evidenti disfunzioni nell’utilizzo di tale strumento normativo: l’utilizzo di un procedimento alquanto complesso, che si snoda e si conclude in tempi piuttosto lunghi (180 giorni), mal si concilia con specifiche casistiche in cui l’istanza di parte è volta ad ottenere solamente l’autorizzazione alla realizzazione di (ulteriori) interventi “minimali”, o comunque “trascurabili”, rispetto all’assetto originario del sito produttivo.

Il dl Semplificazioni propone l’introduzione di due commi (2bis e 2ter) all’articolo 1 del Decreto Sblocca-centrali, che prevedono per gli interventi su centrali esistenti di potenza superiore a 300 MWt, sono autorizzate tramite una procedura semplificata, le seguenti attività:

  • a) interventi di natura impiantistica da effettuare all’interno dell’area di centrale, che non comportino aumenti delle emissioni; 
  • b) interventi di natura impiantistica da effettuare all’interno dell’area di centrale che non comportino una variazione positiva di potenza elettrica superiore al 5% rispetto al progetto originariamente autorizzato;
  • c) interventi concernenti nuove opere civili, o modifica delle opere civili esistenti, da effettuare all’interno dell’area di centrale che non comportino un aumento superiore al 30 % delle cubature delle opere civili esistenti. 

 Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, su parere della Conferenza unificata, sono stabilite le modalità ed il procedimento con cui assentire gli interventi di cui al comma 2.bis, secondo esigenze di semplificazione amministrativa. 

Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano

La superficie forestale italiana ha superato gli 11 milioni di ettari (dati RAF 2019) e rappresenta ormai più del 35% dell’intero territorio nazionale. Ma allo stato attuale il 35% della superficie nazionale caratterizzata da boschi contribuisce a poco più dello 0,01% del PIL italiano.

Dl Semplificazioni

Il piano straordinario delineato dal dl Semplificazioni all’articolo 47 si compone di due sezioni: 

  • La Sezione A contiene un elenco di interventi di sistemazione idraulico-forestale, di prevenzione degli incendi boschivi, di ripristino e restauro di superfici forestali degradate o frammentate, da attuare da parte di imprese agricole e forestali, da finanziare a carico dello Stato per il tramite delle Regioni e Province autonome, in proporzione alla superficie forestale esistente, maggiorata di un coefficiente di premialità se sono state attivate corrispondenti misure nei relativi programmi di sviluppo rurale. Per tale tipologia di interventi sono messi a disposizione 150 milioni di euro;
  • La Sezione B del Piano contiene il sostegno finanziario alla realizzazione di piani forestali di area vasta, e piani aziendali, nell’ambito di quadri programmatici regionali almeno decennali, che consentano di individuare le vocazioni delle aree forestali e organizzare gli interventi migliorativi e manutentivi nel tempo, così da accrescere biodiversità, rinnovazione, vitalità e potenzialità a fornire i servizi ecosistemici delle compagini forestali, nonché accrescendone le capacità di resistenza e resilienza ai cambiamenti climatici.  

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Interventi infrastrutturali irrigui e bacini di raccolta delle acque

Sempre all’articolo 47 del dl prevede che nell’ambito del Parco progetti degli interventi irrigui il Ministro delle politiche agricole, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori. 

Tale decreto dispone il riparto delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi individuati, da attribuire alle Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi. 

Inoltre, per portare a termine le opere di realizzazione di bacini di accumulo prevalentemente ad uso irriguo, non concluse per carenza di fondi, con decreto del Ministro delle politiche agricole sono individuate le opere il cui completamento è ammissibile a finanziamento ed il piano di riparto delle risorse necessarie. Al tal fine, le Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi, verificano che l’interruzione non sia avvenuta per colpevole comportamento dell’Ente attuatore, che su di esso non gravino procedure esecutive che possano pregiudicare la realizzazione dell’investimento distogliendo le risorse dall’investimento cui sono destinare  e che la parte già realizzata dell’opera non sia ammalorata al punto da non consentire la messa a regime dell’intervento quando anche completato.

Tempi più veloci per interventi contro il dissesto idrogeologico

Saranno più agili le procedure per gli interventi contro il dissesto geologico. Rispetto alla normativa vigente, all'articolo 41 del decreto Semplificazioni si prevedono misure per velocizzare i tempi di assegnazione dei fondi ai commissari, che potranno "procedere immediatamente all'avvio delle attività di progettazione e di realizzazione degli interventi".

Si prevede inoltre lo snellimento delle procedure di aggiornamento dei Piani stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), nei casi in cui tale aggiornamento dovrebbe avvenire "in automatico". Ad esempio:

  • a seguito di un evento calamitoso che abbia colpito aree non riconosciute in precedenza a rischio idrogeologico,
  • a seguito di un intervento di messa in sicurezza di un'area che, pertanto, non presenta più le caratteristiche di rischio che aveva in precedenza,
  • a seguito di studi di approfondimento dai quali si evince una diversa situazione di rischio e pericolosità cui è sottoposta una determinata area.

Un caso, quest'ultimo, che si verifica non di rado, poiché spesso tali aree, dovendo essere individuate in tempi brevi e per un territorio molto vasto, sono state determinate velocemente, limitando gli studi approfonditi a quelle situazioni già note o in cui era presente una importante esposizione al rischio.

Il dl propone quindi di permettere al Segretario Generale di approvare con proprio atto tutte le modifiche della perimetrazione e/o classificazione delle aree a pericolosità e rischio dei PAI, garantendo al contempo le adeguate forme di pubblicità all'atto e previo parere della Conferenza Operativa. Tali modifiche saranno poi incluse nell'aggiornamento periodico del PAI. 

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Zone economiche ambientali

Importante razionalizzazione in vista nei parchi nazionali (definiti dal decreto legge n. 111/2019 Zone economiche ambientali): semplificate sia le procedure di nomina del Presidente, spesso rallentate da un iter farraginoso, sia quelle di adozione del regolamento e del piano del parco.

Inoltre, per rafforzare ancor più l’efficacia delle attività condotte dagli Enti Parco Nazionali per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, nonché dei molteplici e complessi obiettivi in campo ambientale - ferma restando la possibilità di ricorrere a procedure di evidenza pubblica per l’affidamento del servizio - si prevede la possibilità per gli enti parco di avvalersi di qualificate professionalità che hanno già maturato esperienza istituzionale operando presso il Ministero dell’ambiente, attraverso SOGESID, società in house del dicastero.

Infine, si prevede la possibilità di utilizzo, da parte degli enti gestori delle aree protette, di beni demaniali in concessione in uso governativo (ad eccezione per beni demaniali destinati alla cura ed al servizio di interessi costituzionali, quali vigilanza e difesa militare) e l'affidamento in concessione gratuita all'ente parco,  su richiesta di quest’ultimo, dei beni demaniali, statali e regionali, presenti nel territorio e non già affidati a soggetti terzi.

Procedure di VIA più veloci

L’articolo 37 interviene sui tempi della procedura di VIA, ancora troppo lunghi: per il pre-screening sono necessari 8 mesi circa, la valutazione VIA richiede circa 20 mesi, la fase di consultazione 15 mesi, il provvedimento unico ambientale circa 28 mesi. Tempi che, si legge nel dl Semplificazioni, nella realtà diventano ancora più lunghi arrivando a toccare anche punte estreme di 10 anni circa. 

Importanti anche i costi: l’impresa corrisponde all’Amministrazione un corrispettivo per il provvedimento di VIA che, in ragione del valore delle opere oggetto di valutazione ambientale, può arrivare anche a importi significativi (oltre i 100 mila euro).

Per semplificare le procedure il decreto Semplificazioni propone:

  • previsione dell’obbligo di presentazione sin dall’avvio del procedimento da parte del proponente del progetto di fattibilità o del progetto definitivo (in luogo degli attuali elaborati progettuali); 
  • riduzione dei termini attualmente previsti dal D.lgs. 152/2006 in capo all’Amministrazione; 
  • esercizio del potere sostitutivo in caso di inerzia nella conclusione del procedimento. Il titolare del potere sostitutivo, nominato ai sensi dell’articolo 2 della legge 7 agosto 1990 n. 241 (attualmente il Capo Dipartimento del MATTM), deve provvedere all’adozione del provvedimento entro un termine prefissato; 
  • parallelizzazione dell’intero procedimento di VIA e della relativa Conferenza di servizi in modo tale da ridurre, sensibilmente, la durata di un procedimento che attualmente prevede due fasi consequenziali;
  • creazione di una procedura speciale accelerata (fast-track) dedicata all’espletamento delle procedure VIA delle opere ricomprese nel Programma Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Tali procedure sarebbero affidate all’istruttoria di una Commissione speciale composta da dipendenti pubblici.

Previste anche semplificazioni in materia di VIA per interventi di incremento della sicurezza di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e idriche e delle procedure di finanziamento e di attuazione degli interventi infrastrutturali nonché disposizioni di proroga dei termini in materia di autorizzazione integrata ambientale (articolo 38). 

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Interventi e opere nei siti oggetto di bonifica

Il provvedimento, all’articolo 39, prevede misure volte a favorire la realizzazione di interventi in aree che rientrano nel perimetro di terreni oggetto di bonifica e che tuttavia non sono esse stesse oggetto direttamente di bonifica, a condizione che non pregiudichino né interferiscano con l’esecuzione e il compimento della bonifica, né determinino rischi per la salute dei lavoratori. 

La realizzazione in tali aree degli interventi in esame, si legge nel dl Semplificazioni, consente di promuovere lo sviluppo di tali aree (evitando peraltro consumo di suolo in altre forme) mantenendo ferma la necessaria bonifica delle aree contaminate e,  anzi, promuovendone indirettamente la realizzazione sotto la spinta della “rivitalizzazione economica” dei terreni oggetto degli interventi in argomento.

Siti di interesse nazionale

La proposta avanzata con il provvedimento si pone l’obiettivo di semplificare le procedure nei siti di interesse nazionale introducendo, analogamente ai siti oggetto di bonifica diversi dai SIN, una procedura preliminare tale consentire al privato interessato l’effettuazione delle indagini preliminari e, solo qualora si riscontri un superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC), procedere alle successive fasi di caratterizzazione, analisi di rischio e redazione del progetto di bonifica. 

Inoltre, si prevede un iter alternativo volto ad accorpare le fasi della caratterizzazione e dell’analisi di rischio, al fine di puntare direttamente al progetto di bonifica e ridurre i passaggi amministrativi intermedi.

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