Recovery Fund e QFP 2021-27, al via il negoziato

Video conference Consiglio europeo - Copyright: European Union, 2020La presidente dell'Esecutivo UE Ursula Von Der Leyen ha convocato per l'8 luglio il primo incontro negoziale tra Consiglio, Parlamento e Commissione sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e sul Recovery Fund Next Generation EU.

Bilancio UE: 1.850 miliardi per QFP 2021-2027 e Recovery Plan

Parte il negoziato sul bilancio europeo 2021-27 e sul Recovery Fund ed il Parlamento è pronto. Così il numero uno del PE, David Sassoli, ha commentato la decisione della presidente Ursula Von Der Leyen di attivare l’articolo 324 del Trattato, in base al quale “sono convocati regolarmente, su iniziativa della Commissione, incontri tra i presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione nell'ambito delle procedure di bilancio”.

"Faremo la nostra parte nel confronto con la Commissione e il Consiglio, ed è importante che questo processo parta prima della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio", ha aggiunto Sassoli, che ha già ricevuto dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi politici il mandato a negoziare i termini per un accordo ambizioso. In questo modo, infatti, i capi di Stato e di Governo avranno "chiare le condizioni irrinunciabili del Parlamento europeo per poter esprimere un voto favorevole", ha concluso.

Dopo il Vertice interlocutorio del 19 giugno scorso, infatti, i leader UE si incontreranno nuovamente il 17 e 18 luglio per un Consiglio europeo straordinario, a Bruxelles,  con l'obiettivo di raggiungere un accordo di massima sul Next Generation EU da 750 miliardi e sulla revisione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 da 1.100 miliardi. Ed il Parlamento si è già detto pronto a porre il veto se il pacchetto concordato dai leader UE non sarà soddisfacente.

Recovery Fund e QFP

L'Italia si aspetta un pacchetto corposo, capace di rispondere sia alla crisi del Covid-19 nell'immediato che alle esigenze di finanziamento di lungo termine dell'Unione e, come spiegato dal ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola in audizione al Senato, considera la proposta della Commissione come una linea rossa, non modificabile al ribasso. 

Ad animare il dibattito in vista del Consiglio, però, sembra essere soprattutto il tema del ricorso al MES, il fondo salva Stati osteggiato dal M5S e che il segretario Dem Nicola Zingaretti chiede di utilizzare "per dare impulso alla ripresa" economica dopo l'emergenza.

La proposta di Bruxelles su Recovery Fund e bilancio UE 2021-27

Su incarico del Consiglio europeo, che il 23 aprile ha concordato la creazione di un fondo per la ripresa per rispondere alla crisi del Covid-19, il 27 maggio scorso la Commissione europea ha proposto di destinare 750 miliardi, di cui 500 in forma di sovvenzioni e 250 sotto forma di prestiti, a Next Generation EU.

Basato su una combinazione di sovvenzioni e prestiti, Next Generation EU sarà finanziato attraverso prestiti contratti sul mercato dei capitali, tramite un aumento temporaneo massimale delle risorse proprie al 2%, da restituire tra 2028 e 2058. Una profonda innovazione, ha sottolineato Amendola in audizione, perchè è la prima volta che la Commissione va sul mercato per un'operazione di così ampia portata.

Tre i pilastri cui fanno riferimento le risorse, che dovranno essere spese entro il 2024:

  • supporto agli investimenti pubblici e alle riforme, in cui rientrano i 560 miliardi del Recovery and resilience facility, i 55 miliardi di React EU, il rafforzamento del Just transition fund e i 15 miliardi aggiuntivi per il FEASR, il Fondo europeo agricolo per sviluppo rurale,
  • sostegno agli investimenti privati, in cui rientrano il nuovo nuovo meccanismo di sostegno alla solvibilità, il potenziamento di Invest EU e la creazione al suo interno della nuova finestra per gli investimenti strategici,
  • lezioni della crisi, cui fanno riferimento il nuovo programma per la salute EU4Health da 9,4 miliardi, i 2 miliardi aggiuntivi per il meccanismo di protezione civile dell'Unione RescEU, il rafforzamento dello strumento per gli aiuti umanitari con 5 miliardi di euro, i 94,4 miliardi per Horizon Europe e il potenziamento dello strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale fino a 86 miliardi.

Al Recovery fund si collega una revisione del bilancio UE per il settennato 2021-2027 proposto nel 2018, che avrebbe una dotazione di 1.100 miliardi di euro, l'1,12% del reddito nazionale lordo dell'UE a 27, appena sopra la proposta sottoposta ai leader UE dal presidente Michel a febbraio e giudicata eccessiva dai Paesi frugali - Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia - che volevano limitare la spesa complessiva all'1% del RNL dell'UE a 27.

Questi 1.850 miliardi si aggiungono ai 540 miliardi delle misure già concordate - da SURE ai prestiti BEI - e alla modifica dell'attuale Quadro finanziario pluriennale per sbloccare 11,5 miliardi aggiuntivi già nel 2020.

Commissaria Ferreira - Copyright: European Union 2020 - Photographer: Abdesslam MirdassIl risultato, ha spiegato nei giorni scorsi la commissaria per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira, durante un webinar organizzato dal PE, è un bazooka da 2,4 miliardi, un pacchetto che combina sovvenzioni e prestiti e che vede la Commissione contrarre prestiti sui mercati finanziari per sostenere investimenti nei paesi più colpiti dalla crisi sanitaria ed economica dovuta al Coronavirus. Una mossa pionieristica, che va oltre la logica del giusto ritorno e dell'idea che il bilancio UE sia un gioco a somma zero, ha detto.

Convergenza e coesione sono nel dna della proposta della Commissione e che l'obiettivo primario di Bruxelles è evitare che una crisi simmetrica dia origine a una ripresa asimmetrica, con gli Stati membri in grado di destinare maggiori risorse alle rispettive economie avvantaggiati rispetto a quelli che, per motivi di finanza pubblica,  non possono sostenere altrettanto generosamente l'attività produttiva delle imprese e la domanda interna.

React EU è il ponte tra le due programmazioni dei fondi europei

Il primo intervento in questo senso è React EU, l'iniziativa che dà seguito alla Coronavirus Response Investment Initiative (CRII) e poi alla Coronavirus Response Investment Initiative Plus per dare risposte immediate alla crisi.

Con 55 miliardi di euro, di cui 50 miliardi dal Next Generation EU e 5 miliardi dalla revisione dell'attuale Quadro finanziario pluriennale, React EU dovrebbe fare da ponte tra la programmazione 2014-2020 e il settennato 2021-2027, costruendo una base solida per la ripresa, garantendo liquidità alle PMI, sostegno per la realizzazione di infrastrutture verdi e digitali e per la creazione e il mantenimento dell'occupazione.

Le risorse di React EU saranno gestite secondo regole molto flessibili, sul modello della CRII, ha detto la commissaria, e in linea con l'intento di non lasciare nessuno indietro saranno assegnate seguendo una chiave di distribuzione dinamica. La Commissione UE infatti non ha previsto allocazioni predefinite, ma la possibilità di intervenire in base al grado di prosperità e alla severità della crisi nei diversi Paesi membri, compreso l'impatto sull'occupazione giovanile.

L'UE post crisi Covid deve essere verde e digitale

Il secondo messaggio chiave, per la Commissione, è che le risorse messe in campo attraverso i diversi strumenti proposti da Bruxelles devono essere investite per sostenere la ripresa e aumentare la resilienza delle economie dei Paesi UE nel quadro della transizione verde e digitale. Per questo l'Esecutivo UE ha proposto anche il potenziamento del Just Transition Fund, il primo pilastro del Just Transition Mechanism, dedicato ad aiutare le regioni più povere dell’UE a muoversi verso un’economia a emissioni zero.

I fondi, però, vanno intesi come uno strumento, la spesa non è un obiettivo in sé. I paesi UE devono sfruttarli per accompagnare le riforme che possono rendere le nostre economie più competitive e forti. 

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Paesi frugali e gruppo di Visegrad complicano il negoziato

Nonostante tutti concordino sulla necessità di dare risposte a cittadini e imprese in tempi rapidi, la riunione del 19 giugno è stata solo interlocutoria e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha rinunciato a presentare una scatola negoziale, che dovrebbe invece essere sottoposta ai leader dell'Unione in occasione del vertice a Bruxelles del 17 e 18 luglio.

L'obiettivo di questo primo giro di tavolo era quindi definire i margini di manovra che avrà a disposizione la nuova presidenza tedesca dell'Unione, che parte il 1° luglio, per arrivare ad un accordo politico prima della pausa estiva, superando le obiezioni dei quattro Paesi frugali e del gruppo di Visegrad.

Da una parte, infatti, Danimarca, Austria, Paesi Bassi, Svezia, cui si sarebbe avvicinata anche la Finlandia, sono contrari a ogni forma di mutualizzazione del debito, si oppongono ai finanziamenti a fondo perduto, ritengono che gli interventi dovrebbero limitarsi alla riparazione dei danni o a investimenti connessi alla pandemia e chiedono di mantenere il QFP entro l'1% dell'RNL dell'UE a 27. La posizione più dura da scalfire sembra essere quella dei Paesi Bassi, critici non solo sull'entità complessiva delle risorse, ma anche sulla modalità di finanziamento, sull'entità dell'aumento del massimale delle risorse proprie, sulla possibilità di introdurre nuove entrate e sui criteri di distribuzione delle risorse tra gli Stati membri.

Dall'altra parte ci sono i Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), che però potrebbero accontentarsi di alcuni correttivi alle proposte della Commissione europea circa i criteri di destinazione delle risorse, in sostanza di una fetta più grande della torta.

Il confronto è ancora aperto anche sul tema della macrocondizionalità economica e sul rafforzamento del legame al semestre europeo e alle riforme strutturali, oltre che sui rebate, che i Paesi beneficiari vorrebbero mantenere e che potrebbero diventare una leva per facilitare il compromesso. E persistono le divergenze sull'introduzione di nuove imposte europee - oltre alle risorse proprie proposte nel 2018, la Commissione UE ipotizza un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, una risorsa basata sulle imprese  con proiezione internazionale che traggono benefici dal mercato interno e una digital tax - e sull'opportunità di stanziamenti ulteriori per l'anno 2020. 

Per approfondire: Come si finanziano il Recovery Fund e Bilancio UE 2021-27

Amendola, Recovery plan Italia entro settembre

Ministro Amendola - Copyright: European UnionTutti questi temi sono al centro dei negoziati a livello politico che il presidente Michel ha avviato con i singoli leader UE - nei giorni scorsi ha discusso in videoconferenza con il premier Giuseppe Conte - con l'obiettivo di preparare la scatola negoziale per il Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio.

L'Italia, ha spiegato il ministro Amendola in Senato, si è espressa a sostegno della proposta della Commissione, che rappresenta già una mediazione tra le varie posizioni. Un compromesso al ribasso non sarebbe accettabile, pena il rischio di produrre una distorsione permanente nel mercato interno, ha avvertito.

Questo a livello generale. Nel merito delle singole questioni, anche per l'Italia non mancano i nodi da sciogliere, dal no alla convergenza esterna nella Politica di Coesione alla revisione di medio termine, dai rebates alla semplicazione. Prioritario poi è il discorso sui tempi di effettiva operatività delle misure: Roma chiede di costruire una governance tale da garantire la rapidità degli esborsi e di prevedere una percentuale di prefinanziamento all'atto dell'approvazione dei Piani nazionali di ripresa, che dovranno essere predisposti tra il 15 ottobre 2020 e il 20 aprile 2021 per accedere alle risorse del Recovery Fund.

Secondo le simulazioni riportate da diverse fonti, tra cui Confindustria, ma non confermate dalla Commissione europea, l'Italia sarebbe il primo beneficiario di Next Generation EU con 172 miliardi di euro, di cui 80,4 miliardi di sovvenzioni e 90,9 miliardi di prestiti. L'intenzione del Governo, ha anticipato Amendola, è quella di presentare il Recovery plan già per settembre,  in collegamento con il lavoro per la nota di aggiornamento al DEF in vista della legge di Bilancio. 

Proprio per questo l'intenzione di Conte era quella di mettere al voto, in occasione dell'informativa sul Consiglio europeo del 15 luglio, una risoluzione di maggioranza sul Recovery Fund. L'infuriare della polemica sul MES, però,  rischia di scombinare i piani del premier: l'intervento in Aula potrebbe diventare il terreno per la battaglia sul Meccanismo europeo di stabilità, con le opposizioni ad alimentare lo scontro tra le due anime del Governo con risoluzioni pro e contro il fondo salva Stati.

Presidenza tedesca e Commissione non sottovalutino potere Parlamento UE

Il successo del negoziato dipenderà anche dal Parlamento UE, che nei giorni scorsi ha visto confrontarsi il gruppo di contatto per il Quadro finanziario pluriennale e le risorse proprie, e ha già dato mandato al presidente David Sassoli, in vista del Consiglio europeo di luglio.

Anche se l'attenzione è ora tutta rivolta al Consiglio europeo, la storia non finisce con l'intesa tra i leader UE, ha avvertito il presidente della Commissione Bilanci del PE, Johan Van Overtveldt. La presidenza tedesca, verso cui il PE ha grandi aspettative, deve creare le condizioni per un accordo rapido tra i Paesi membri e intanto iniziare a lavorare con il Parlamento, che è pronto a negoziare su ciascun aspetto del QFP, delle risorse proprie e del Recovery fund e ha il potere di decidere su un piano di parità su molti aspetti sensibili del pacchetto.

Allo stesso modo la Commissione europea non deve limitarsi alla funzione di segretariato del Consiglio, ma deve agire con leadership, operare in veste di guardiano dei Trattati e garantire il coinvolgimento del Parlamento europeo. Abbiamo il potere di accettare o respingere il bilancio pluriennale, il che ci assicura una leva da non sottovalutare, ha aggiunto Van Overtveldt.

Al via negoziato Consiglio-PE, ma confronto potrebbe andare oltre l'estate

L'altro messaggio chiave indirizzato alla presidenza del Consiglio è che il PE non è disposto a rinunciare alle proprie prerogative e ad accontentarsi di un accordo al ribasso sotto la pressione dei tempi stretti.

Certamente il PE è pronto a lavorare velocemente, come imposto dalla circostanze e dalla crisi del Covid-19, ma la responsabilità di questa urgenza non deve cadere solo sul Parlamento, né può tradursi in un drastico ridimensionamento delle sue richieste pur di portare a casa un compromesso. Tanto più, ha ricordato Van Overtveldt, considerando che gli eurodeputati hanno adottato una posizione sul QFP già nel novembre 2019 e non hanno mai smesso di chiedere un piano transitorio per assicurare continuità ai finanziamenti in caso di ritardi. 

Questo significa, ha precisato il presidente della commissione Bilanci, che il PE è disposto a chiudere entro l'estate l'accordo sugli elementi più urgenti del pacchetto, proseguendo però i negoziati su tutti altri aspetti, se necessario anche fino alla fine dell'anno.

No a passi indietro su entità fondi

David Sassoli - Copyright: European Union, 2020La stessa linea è stata confermata dal presidente David Sassoli commentando la convocazione per il primo incontro negoziale l'8 luglio.

Quanto ai contenuti delle richieste del PE, Sassoli si era già espresso già al Consiglio europeo di giugno: per gli eurodeputati la proposta di QFP non deve essere ridotta, al contrario dovrebbe essere più ambiziosa, per assicurare che nessuno rimanga indietro e che, oltre alla risposta immediata alla crisi, anche gli obiettivi e le politiche UE di più lungo termine dispongano di risorse adeguate.

Non è possibile parlare di giovani e prevedere tagli a Erasmus Plus, così come sarebbe inutile parlare di green economy tagliando i programmi necessari per la lotta ai cambiamenti climatici e per arrivare nel 2050 a emissioni zero, ha dichiarato Sassoli.

Chiarezza su risorse proprie e rispetto stato di diritto

Dal momento che le nuove misure porteranno a un indebitamento delle nuove generazioni, cui bisogna assicurare come contropartita lavoro e sviluppo, inoltre, il PE chiede nuove risorse proprie per poter ripagare quel debito senza premere ulteriormente sui contributi nazionali degli Stati membri. "Vogliamo lasciare in eredità soluzioni permanenti sulle entrate rendendo l'Unione europea forte, finanziariamente sostenibile e più autosufficiente". Per questo, ha aggiunto Sassoli, "serve chiarezza su quali imposte saranno trasferite all'Unione e quando diventeranno operative". Per il PE si tratta di un punto irrinunciabile, in assenza del quale non ci sarà accordo sul pacchetto.

Serve inoltre una verifica democratica sui nuovi strumenti: il Recovery fund si basa su "una consistente parte di risorse esterne che si appoggiano al bilancio UE, pari a 500 miliardi. Sarebbe impensabile che queste risorse fossero sottratte al controllo democratico del Parlamento europeo".

Recovery Fund: Parlamento UE sia il garante della democraticita'

C'è poi il tema del rispetto dello stato di diritto quale condizione vincolante per ricevere i finanziamenti UE nell'ambito del prossimo QFP, ipotesi contenuta nella proposta della Commissione di maggio 2018.

Nel mandato negoziale gli eurodeputati hanno concordando in linea di principio con l'istituzione del meccanismo, ma hanno chiesto che i beneficiari finali dei fondi europei siano tutelati e che il Parlamento sia coinvolto nel processo decisionale sulla sospensione o riduzione dei pagamenti in caso di carenze generalizzate per quanto riguarda lo stato di diritto.

Il punto è stato inserito nell'agenda della plenaria della prossima settimana, che prevede anche un dibattito sul bilancio UE con i presidenti Von Der Leyen e Michel mercoledì pomeriggio.

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