Coronavirus: cosa c'e' per le imprese nel decreto Cura Italia

Aiuti imprese coronavirus - Photo by Kateryna Babaieva from PexelsAccesso semplificato al Fondo di garanzia PMI, mutui e prestiti sospesi, incentivi e crediti d’imposta. Sospesi anche i pagamenti dei finanziamenti per le aziende beneficiarie della Nuova Sabatini. Pronti 50 milioni per le imprese che vogliono produrre mascherine. Tutte le misure per aiutare le imprese a far fronte all'emergenza coronavirus contenute nel decreto Cura Italia (dl 18/2020).

> Cosa prevede il decreto Cura Italia

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il 17 marzo e subito entrato in vigore, il decreto Cura Italia concede una serie di aiuti immediati per imprese, lavoratori e famiglie, licenziato dal Consiglio dei Ministri. Vale circa 25 miliardi ed assomiglia molto a una Manovra di bilancio. Del resto, lo stesso premier Giuseppe Conte nel presentarne i contenuti l’ha definito “una manovra poderosa”. 

All’interno, diverse misure riguardano il sostegno alle imprese: mentre Cassa depositi e prestiti sarà incaricata di sostenere la liquidità delle aziende più grandi, per le PMI su punta innanzitutto sul potenziamento del Fondo di garanzia. 

Fondo di garanzia PMI a maglie più larghe

In primis, viene semplificato l’accesso al Fondo di garanzia per le PMI. Per 9 mesi a partire dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del decreto) la garanzia è gratuita e si alza l’asticella dell’importo massimo garantito per singola impresa, che arriva a toccare quota 5 milioni di euro.

Per la garanzia diretta la percentuale massima di copertura è dell’80%, che sale al 90% con la controgaranzia dei Confidi, e l'importo massimo garantito per singola impresa è di 1 milione e mezzo. 

Oltre la soglia di 1,5 milioni e fino al tetto dei 5 milioni la percentuale di copertura del finanziamento dovrebbe essere stabilita in base al modello di rating che attualmente regola il funzionamento del Fondo.

Diventano ammissibili le operazioni finalizzate all’estinzione di finanziamenti (rinegoziazione finanziamenti o consolidamento di passività a breve) erogati dalla stessa banca (o gruppo bancario), a condizione che ci sia erogazione di credito aggiuntivo pari ad almeno il 10% del debito residuo.

Viene inoltre estesa la durata della garanzia sui finanziamenti già garantiti oggetto di sospensione delle rate o della sola quota capitale da parte delle banche finanziatrici, anche in presenza di esposizioni debitorie non-performing e di finanziamenti che presentino rate scadute da più di 90 giorni. La valutazione della probabilità di inadempimento ai fini dell’ammissibilità è effettuata sulla base del solo modulo economico-finanziario del modello di rating (nei casi in cui la normativa prevede la sua applicazione).

E’ annullato il pagamento delle commissioni per il mancato perfezionamento delle operazioni finanziarie presentate dalla data di entrata in vigore del decreto.

Sono, infine, ammessi i finanziamenti a favore di persone fisiche che esercitano l’attività di impresa, arti o professioni la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19 per durata inferiore a 18 mesi e fino a 3.000 euro di importo.

I provvedimenti relativi al Fondo di garanzia PMI, fa sapere Mediocredito Centrale, sono immediatamente operativi. Il Consiglio di gestione, infatti, ha deliberato l’adozione delle misure necessarie per l’applicazione delle disposizioni previste dal decreto 18/2020.

Gli operatori di microcredito in possesso del requisito di micro piccola media impresa, beneficiano, a titolo gratuito e nella misura massima dell’80% dell’ammontare del finanziamento e, relativamente alle nuove imprese costituite o che hanno iniziato la propria attività non oltre tre anni prima della richiesta della garanzia del Fondo e non utilmente valutabili sulla base degli ultimi due bilanci approvati, senza valutazione del merito di credito, della garanzia del Fondo sui finanziamenti concessi da banche e intermediari finanziari finalizzati alla concessione, da parte dei medesimi operatori, di operazioni di microcredito in favore di beneficiari.

Per approfondire: congedo parentale, bonus baby sitter, legge 104 e stop ai mutui prima casa

Revoche e proroghe per mutui e prestiti

Per dare un’iniezione di liquidità il decreto Cura Italia prevede revoche e proroghe sul fronte prestiti e mutui.

L’articolo 56 del decreto 18/2020 prevede che, per sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dall’epidemia di COVID-19, le micro, piccole e medie imprese possono avvalersi dietro comunicazione di una serie di misure di sostegno finanziario:

  • per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020;
  • per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020 i contratti sono prorogati, unitamente ai rispettivi elementi accessori e senza alcuna formalità, fino al 30 settembre 2020 alle medesime condizioni;
  • per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza è sospeso sino al 30 settembre 2020 e il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale. 

Mutui e prestiti sospesi

Escluse le aziende le cui esposizioni debitorie siano classificate come deteriorate. 

Sospese inoltre le rate del mutuo sulla prima casa per chi è in difficoltà: misura estesa anche agli autonomi, senza necessità di presentare l'Isee. Il sostegno alla liquidità prevede l'uso di strumenti come il Fondo Gasparrini, attualmente riservato alle famiglie in difficoltà per la perdita del lavoro, morte o non autosufficienza anche a lavoratori autonomi o liberi professionisti che presentano autocertificazione di un calo di oltre un terzo del fatturato per l'emergenza. 

> Per approfondire: moratoria prestiti e mutui per imprese e partite IVA

Come richiedere la sospensione di finanziamenti e mutui

Mediocredito centrale ha attivato un servizio a distanza per la raccolta via mail delle richieste di sospensione delle rate dei finanziamenti da parte delle micro, piccole e medie imprese e dei mutui prima casa da parte di privati (lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori dipendenti).

Per richiedere la sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti fino al 30 settembre 2020 occorre scaricare il modulo (Clicca qui), compilarlo ed iniviarlo tramite firma digitale o - in assenza di firma digitale - con firma olografa, scannerizzarlo in formato PDF unitamente al documento di identità in corso di validità. Il modulo va inviato via mail con oggetto “comunicazione di adesione alla sospensione rate per emergenza COVID 19” a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nuova Sabatini: sospesi i pagamenti dei finanziamenti 

Il Ministero dello Sviluppo economico ha inoltre disposto la sospensione fino al 30 settembre 2020 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza per i mutui e per gli altri finanziamenti rateali, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, per le imprese che beneficiano delle agevolazioni previste dalla Nuova Sabatini per l'acquisto dei beni strumentali. 

I contributi agevolativi alle imprese concessi dal Ministero ai soggetti beneficiari della Nuova Sabatini non subiranno variazioni e continueranno pertanto ad essere erogati.

CDP coprirà le spalle delle grandi imprese

Per le imprese che non rientrano nel raggio d’azione del Fondo di garanzia PMI, l’iniezione di liquidità avverrà attraverso l’intervento di CDP. 

Nel dettaglio le esposizioni assunte da Cassa depositi e prestiti - anche nella forma di garanzie di prima perdita su portafogli di finanziamenti - in favore delle banche e degli altri soggetti autorizzati all’esercizio del credito che concedono finanziamenti sotto qualsiasi forma alle imprese in questione che hanno sofferto una riduzione del fatturato a causa dell’emergenza coronavirus, possono essere assistite dalla garanzia dello Stato. 

La garanzia dello Stato è rilasciata in favore di CDP fino ad un massimo dell’80% dell’esposizione assunta, è a prima domanda, orientata a parametri di mercato, esplicita, incondizionata e irrevocabile e conforme con la normativa di riferimento dell'Unione europea. 

Coronavirus: misure per sostenere professionisti, partite IVA e autonomi

Credito d’imposta la sanificazione degli ambienti di lavoro

Il decreto Cura Italia prevede inoltre un credito d'imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro. Il bonus è rivolto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, ed è pari al 50% delle spese sostenute e documentate, fino a un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2020. 

> Per approfondire: Bonus affitto botteghe e negozi, credito d'imposta sanificazione: cosa c’e’ da sapere

Incentivi alle imprese per produrre mascherine e non solo

Invitalia mette a disposizione 50 milioni di euro per sostenere le aziende italiane che vogliono ampliare o riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza. Gli incentivi sono previsti da un'ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri del 23 marzo, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 24 marzo 2020.

Lo sportello per la presentazione delle domande si apre il 26 marzo. Possono accedere agli incentivi le imprese di tutte le dimensioni, costituite in forma societaria, localizzate sull’intero territorio nazionale, che dovranno realizzare un programma di investimenti di valore compreso tra 200mila e 2 milioni di euro, che sarà agevolato fino al 75% con un prestito senza interessi (tasso zero).

Previsto un sistema di premialità legato alla velocità di intervento, che trasforma il mutuo in fondo perduto al 100% se si conclude l’investimento in 15 giorni; al 50% se si conclude in 30 giorni; al 25% se si conclude in 60 giorni.

All’ammissione del progetto è previsto inoltre un anticipo immediato del 60% delle agevolazioni, concesse senza garanzie.

> Per approfondire: Incentivi alle imprese per produrre mascherine e dispositivi medici: domande dal 26 marzo

Prorogati a giugno i termini per accedere al Fondo indennizzo risparmiatori

Il decreto Cura Italia ha prorogato il termine per la presentazione delle domande di rimborso dei risparmiatori.

Slitta infatti al 18 giugno 2020 la deadline per l'invio della domanda al Fondo Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR), lo strumento istituito presso il Ministero dell'economia (MEF) e che è chiamato ad indennizzare i risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio ingiusto da parte di banche e controllate con sede legale in Italia, poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018.

Originariamente, infatti, la domanda di indennizzo poteva essere presentata dal 22 agosto 2019, per i 180 giorni previsti dalla normativa. In considerazione dell'emergenza Coronavirus, però, il Governo ha ampliato la finestra per presentare le domande, fissando il termine per metà giugno 2020.

Il FIR - lo ricordiamo - indennizza le azioni ed obbligazioni subordinate emesse dalle seguenti banche poste in liquidazione coatta amministrativa: Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio della Provincia di Chieti, Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le loro controllate.

Hanno diritto all'indennizzo specifiche categorie di "risparmiatori", i loro "successori" e "familiari" (entro il secondo grado) che hanno acquisito la titolarità dei titoli indennizzabili. La domanda può essere presentata dagli aventi diritto interessati o da loro rappresentanti.

Credito d’imposta per botteghe e negozi

Per contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto, per il 2020, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Le DTA diventano crediti d’imposta

Le società che cedono a titolo oneroso entro il 31 dicembre 2020 i crediti, commerciali o finanziari, vantati nei confronti di debitori inadempienti possono trasformare in crediti d’imposta le attività per imposte anticipate (DTA) relative alle perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile alla data della cessione. Ma anche alle eccedenze ACE che alla data della cessione dei crediti non siano state ancora usufruite o dedotte dal reddito imponibile. 

Incentivi fiscali per erogazioni liberali in denaro e in natura

Per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nel 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 spetta una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30mila euro. 

Più risorse per i contratti di sviluppo

Il Decreto Cura Italia mette a disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico altri 400 milioni per rifinanziare i contratti di sviluppo delle imprese, che favoriscono la realizzazione di grandi programmi di sviluppo composti da uno o più progetti d’investimento (in ricerca, sviluppo e innovazione) finanziabili in vari settori, tra cui l’industria. Il Ministero dello Sviluppo Economico può sottoscrivere specifici “Accordi di programma” o “di sviluppo” e cofinanziare singole iniziative.

Decreto Cura Italia: decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 

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