La crisi politica rischia di mettere in standby Recovery, ristori, bonus e assegno unico

Photocredit: pagina Facebook Giuseppe ConteOttenuta la fiducia in Senato, il Governo poggia su una maggioranza relativa. Con possibili ripercussioni sul Recovery Plan, i decreti anti-crisi e alcuni capitoli chiave della Manovra. 

Gentiloni: la Commissione UE si augura interlocutori stabili

La crisi di Governo non è ancora un pericolo scampato: la fiducia ottenuta in Parlamento, con numeri risicati al Senato, potrebbe essere solo la prima pagina di un periodo di instabilità politica che potrebbe far traballare una serie di dossier chiave, a partire dal Recovery Plan. 

Il monito di Bruxelles: l'instabilità politica in Italia non metta a repentaglio il Recovery Plan

Un Governo instabile non sarebbe visto di buon occhio a Bruxelles. "Il lavoro sul Recovery plan italiano è in corso e spero che l'instabilità politica in Italia non metta a repentaglio questo lavoro perché l'Italia è il maggiore beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino, sono molto importanti per la ripresa in Italia", ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europae responsabile per l'euro, Valdis Dombrovskis.

Qualche ora prima anche il commissario agli Affari economici e monetari Paolo Gentiloni si era espresso sul Piano nazionale di ripresa e resilienza esprimendo la speranza, da parte di Bruxelles, di avere nel Governo italiano "un interlocutore stabile, perché l'Italia è fondamentale per il successo dell'intero programma Next Generation EU". 

Ristori e cassa integrazione a rischio?

Sul fronte nazionale il primo dossier in bilico potrebbe essere il decreto Ristori 5. Dopo la fiducia espressa al Governo, alle Camere arriva la richiesta del nuovo scostamento di bilancio, su cui è atteso il voto favorevole sia di Italia Viva sia del centrodestra.

Il via libera ai 32 miliardi di disavanzo aggiuntivo è la condizione necessaria per approvare il Ristori 5. Ma rischia di non bastare alla luce delle tante incognite tecniche e politiche che circondano le misure incluse nel decreto.

Un rallentamento che potrebbe portare cattive notizie per le imprese, i professionisti e i lavoratori - nel testo, infatti, è atteso il rifinanziamento della cassa integrazione.

In ballo c’è poi la riforma degli ammortizzatori da mettere a punto entro fine marzo, quando si sbloccheranno i licenziamenti, e quella delle pensioni in vista della scadenza di quota 100. 

Assegno unico e non solo: i pilastri della Manovra in standby

Se nel breve termine tengono banco le misure anti-crisi, nel lungo termine ci sono una serie di capitoli introdotti dalla Manovra 2021 e che attendono lo sblocco. 

Fra questi uno dei più attesi e importanti, l’assegno unico - l’assegno che le famiglie riceveranno per ciascun figlio dal settimo mese di gravidanza al ventunesimo anno di età - che la crisi di Governo innescata da Italia Viva rischia di rallentare. Tra le ministre renziane che si sono dimesse la scorsa settimana infatti c’è Elena Bonetti, ex titolare del dicastero per la Famiglia, e quindi tra i fautori della misura.

C’è poi il capitolo decreti attuativi: affinché la Manovra sia pienamente operativa, infatti, ne servono più di 170. Se ai ritardi già accumulati per approvare speditamente le misure anti-crisi si aggiunge la crisi politica, i tempi si prospettano ancora più lunghi. Ciò significa che tutta una serie di bonus, crediti d’imposta e aiuti dovranno attendere più del necessario per essere realmente fruibili. 

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