Accordo in Consiglio sulla strategia Farm to Fork per l'agroalimentare sostenibile

Green deal UE: Commissione UE approva strategia 'Farm to Fork'Le proposte legislative della Commissione europea per l'attuazione della strategia Farm to Fork dovranno essere sempre precedute da valutazioni d'impatto ex ante. Così i 27 provano a limitare il rischio che gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell'Unione vadano in conflitto con la difesa del reddito e della competitività degli operatori dell'agroalimentare UE.

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Il Consiglio ha adottato la sua posizione su Farm to Fork, che nell'ambito del Green Deal mira a rendere più sostenibile l'intera filiera agroalimentare UE, nell'ambito di una riunione principalmente dedicata al negoziato sulla nuova PAC, la Politica agricola comune, che nel settennato 2021-27 dovrebbe sostenere finanziariamente gli obiettivi della strategia.

Qui, però, si annida il primo nodo critico: dalla sua istituzione, nel 1962, la PAC ha allargato - riforma dopo riforma - sempre di più il suo raggio di azione. All'obiettivo di migliorare la produttività e di assicurare un tenore di vita dignitoso agli agricoltori, si sono aggiunti via via nuovi compiti, collegati alle sfide dello sviluppo rurale, del contrasto ai cambiamenti climatici, dell'insicurezza alimentare, dell'invecchiamento degli agricoltori.

Per molti operatori del settore, quindi, la strategia Farm to Fork dovrebbe essere finanziata con risorse aggiuntive rispetto al budget della PAC, che ha già ridotto il suo contributo al sostegno del reddito degli agricoltori. Le preoccupazioni riguardano poi l'impatto dei nuovi obiettivi ambientali sulla competitività delle imprese europee, danneggiate anche dalla concorrenza proveniente da paesi terzi che non rispetto gli stessi standard in materia di igiene, sicurezza, tracciabilità e qualità.

Cosa prevede la strategia Farm to Fork

Presentata a maggio dalla Commissione europea, insieme alla strategia per la biodiversità, Farm to Fork si compone di una serie di obiettivi, tra cui:

  • ridurre del 50% l'uso dei pesticidi chimici entro il 2030;
  • ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo nel contempo che non si verifichi un deterioramento della fertilità del suolo; in tal modo l'uso dei fertilizzanti sarà ridotto di almeno il 20% entro il 2030;
  • ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l'acquacoltura entro il 2030;
  • destinare almeno il 25% della superficie agricola all'agricoltura biologica entro il 2030.

Tra le proposte più controverse vi è poi quella di introdurre un'etichettatura nutrizionale obbligatoria fronte-pacco, che ha riacceso lo scontro tra i sostenitori dell'etichettatura a semaforo e i paesi, come l'Italia, che ritengono il sistema fuorviante e penalizzante per molti prodotti di eccellenza dell'agroalimentare UE.

Nell'ambito della strategia sarà valutata, inoltre, la possibilità di proporre l'estensione a determinati prodotti dell'obbligo delle indicazioni di origine o di provenienza, mentre un piano d'azione UE dovrebbe contribuire all'obiettivo di raggiungere almeno il 25% della superficie agricola dell'UE investita ad agricoltura biologica entro il 2030.

Gli strumenti economici principali a sostegno del passaggio verso sistemi alimentari sostenibili sarebbero la Politica agricola comune (PAC) e la Politica comune della pesca (PCP), ma altre risorse potranno venire dal Fondo InvestEU e da Horizon Europe. La Commissione propone infatti di investire 10 miliardi di euro del programma di finanziamento UE per la ricerca e l'innovazione per progetti in materia di alimenti, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, pesca, acquacoltura e ambiente, nonché sull'uso delle tecnologie digitali e delle soluzioni basate sulla natura nel settore agroalimentare.

La posizione del Consiglio su Farm to Fork

Le conclusioni adottate dal Consiglio confermano l'obiettivo generale di garantire cibo sufficiente e a prezzi accessibili, contribuendo allo stesso tempo al target della neutralità climatica dell'UE entro il 2050. Gli obiettivi ambientali, però, non devono mettere in discussione la garanzia di un reddito equo e di un forte sostegno ai produttori primari.

Una posizione approvata con decisione unanime che rappresenta "un chiaro impegno per un settore agroalimentare sostenibile ed economicamente sostenibile", ha sottolineato la ministra tedesca dell'alimentazione e dell'agricoltura, Julia Klöckner, e "un solido punto di partenza per il lavoro dei prossimi anni". Lavoro che, chiariscono le conclusioni del Consiglio, dovrà basarsi su valutazioni d'impatto ex ante scientificamente valide per ciascuna proposta legislativa della Commissione nell'ambito della strategia.

I ministri confermano la necessità di promuovere l'uso prudente e responsabile di pesticidi, antimicrobici e fertilizzanti al fine di produrre cibo in modo sostenibile e allo stesso tempo sostenere l'ambiente, ma chiedono anche parità di condizioni su mercati agroalimentari a livello globale. Ciò comporterebbe impegni più ambiziosi da parte dei paesi terzi, soprattutto in materia di protezione ambientale, uso di pesticidi e antimicrobici e salute degli animali.

Quanto al sostegno della PAC al processo di transizione verso questo nuovo sistema alimentare, i ministri sostengono la proposta della Commissione UE di includere gli obiettivi di Farm to Fork nei futuri Piani strategici nazionali della PAC attraverso raccomandazioni specifiche per paese. Un punto critico per l'Italia, secondo cui, anche se la Commissione ha assicurato che le raccomandazioni non sono giuridicamente vincolanti, inevitabilmente verranno prese in considerazione nella fase di approvazione dei Piani strategici, limitando in questo modo il grado di flessibilità e sussidiarietà per gli Stati membri.

Cosa pensa l'Italia della strategia Farm to Fork

I rilievi mossi dall'Italia alla proposta di un legame stretto tra Farm to Fork e Piani strategici della PAC sono il segnale delle preoccupazioni generali sull'impatto della strategia che la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha espresso in più occasioni.

Anche in occasione del Consiglio Agrifish di ottobre, la ministra ha sottolineato l'importanza di intendere la sostenibilità in termini non solo ambientali, ma anche economici e sociali, “di una valutazione oggettiva costi/benefici e degli effetti sulla competitività del settore agro-alimentare europeo".

Tra gli aspetti più critici c'è quello dell'etichettatura nutrizionale fronte-pacco che, per Bellanova “può avere una sua utilità ma non può essere presa a riferimento come strumento privilegiato o per classificare i prodotti alimentari in buoni o dannosi per la salute" e dovrebbero configurarsi come uno “schema comune basato su evidenze scientifiche e non discriminatorie”.

Una richiesta che l'Italia, insieme a Repubblica ceca, Romania, Ungheria, Grecia, Cipro e Lettonia, ha già sottoposto ai colleghi in un documento presentato al Consiglio Agrifish di settembre, e che è condivisa dalle associazioni agricole europee riunite nel COPA-COGECA.

Blocco di Paesi UE contro etichettatura a semaforo. Esonero per Dop e Igp

Giudizio positivo, invece, sulla proposta di un nuovo schema di etichettatura di origine delle materie prime. In questo caso, però, il timore è che la valutazione d'impatto diventi il pretesto per bloccare l'introduzione dell'etichettatura obbligatoria, in base al rischio potenziale di distorsione del mercato. Un rischio smentito dai fatti, dice Bellanova: “le produzioni che da decenni utilizzano l'etichettatura obbligatoria, quali le carni bovine, l'ortofrutta, l'olio di oliva, non hanno mai provocato distorsioni, né discriminazioni tra produttori dei diversi Stati membri”.

Le opinioni degli stakeholder sulla strategia UE

Sin dalla sua presentazione, la strategia Farm to Fork ha provocato reazioni discordanti nel mondo agricolo italiano.

Se il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, vede "nell'estensione dell'obbligo di etichette con l'indicazione dell'origine degli alimenti una vittoria per 1,1 milioni di cittadini europei che hanno firmato l'iniziativa dei cittadini europei" sul tema, per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti "le proposte della Commissione penalizzano il potenziale produttivo dell'agricoltura e del sistema agroalimentare europeo" e per il presidente di Copagri, Franco Verrascina, "gli ambiziosi obiettivi contenuti nelle comunicazioni non devono penalizzare i produttori agricoli, messi già a durissima prova dalla pandemia".

Anche il Parlamento europeo ha accolto la proposta della Commissione con un misto di entusiasmo e preoccupazione. "Siamo pronti a raccogliere la sfida ambiziosa che ci lancia la Commissione ma non a qualunque prezzo", ha detto il coordinatore del gruppo S&D in commissione Agricoltura, Paolo De Castro. "Siamo molto preoccupati che gli obiettivi di riduzione dell'utilizzo di input produttivi, possano pregiudicare la capacità produttiva dei nostri agricoltori: ogni vincolo dovrà essere accompagnato dalla messa a disposizione di strumenti alternativi".

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