Decreto Crescita - autodichiarazioni per Patti territoriali e contratti area

Patti territoriali e Contratti d'areaPer facilitare la chiusura definitiva dei procedimenti relativi alle agevolazioni concesse nell’ambito dei Patti territoriali e dei Contratti d’area, la legge di conversione del decreto Crescita prevede che le imprese beneficiarie possano presentare dichiarazioni sostitutive che attestino l’ultimazione dell’intervento e le spese sostenute.

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In base all'articolo 28 della legge 58-2019, sarà un decreto del Ministero dello Sviluppo economico, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del decreto Crescita, a definire i contenuti specifici, i termini, le modalità e gli schemi per la presentazione delle dichiarazioni da parte delle imprese beneficiarie delle agevolazioni per la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali funzionali alle attività imprenditoriali presentati nell’ambito delle rimodulazioni dei Patti territoriali e dei Contratti d’area.

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Autodichiarazioni per accedere ai contributi

L’erogazione degli importi spettanti a ciascun beneficiario, si legge nel provvedimento, sarà autorizzata sulla base delle dichiarazioni sostitutive nei limiti del contributo concesso. Per le imprese che non presentino l'autodichiarazione entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale, invece, verrà approvata la decadenza dalle agevolazioni con provvedimento da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, fatti salvi gli importi già erogati sulla base dei costi e delle spese sostenute.

La veridicità delle dichiarazioni sostitutive sarà verificata dal MISE tramite controlli e ispezioni, anche a campione, sugli interventi agevolati, con la collaborazione del nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza. In caso di riscontro di irregolarità è prevista la revoca del contributo erogato e l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria in misura compresa tra due e quattro volte l’importo dell'aiuto.

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Nuovi progetti con i fondi residui

Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Ministero pubblicherà una relazione di sintesi annuale circa gli esiti dei controlli, che saranno finanziati con un massimo di 500mila euro, a valere sulle risorse residue disponibili dei Patti territoriali.

Le ulteriori risorse destinate ai Patti territoriali e non utilizzate invece, verranno utilizzate per il finanziamento di progetti diretti allo sviluppo del tessuto imprenditoriale territoriale, anche mediante la sperimentazione di servizi innovativi a supporto delle imprese.

I criteri di ripartizione dei fondi e le modalità di attuazione dei progetti saranno approvati dal MISE di concerto con il Ministero dell'Economia e d'intesa con la Conferenza delle Regioni, anche valorizzando le buone pratiche già sperimentate nell’ambito della gestione dei Patti territoriali.

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Quanti sono i progetti ammessi

In base agli ultimi dati del MISE, su un budget di 245 milioni di euro a valere sul Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca istituito presso Cassa depositi e prestiti (CDP), sono state ammesse a finanziamento 325 infrastrutture funzionali al sistema produttivo, che hanno assorbito l’80% delle risorse disponibili.

La maggior parte degli interventi fa riferimento ai Patti Territoriali: si tratta in tutto di 305 progetti ammessi, per 181 milioni di euro di finanziamento concesso, a fronte di 197 milioni di euro di complessivo costo totale delle opere.

Per quanto riguarda i 20 progetti ammessi nell'ambito dei Contratti d’Area, invece, i finanziamenti concessi valgono 23 milioni di euro, a fronte di opere per un costo totale di 26 milioni di euro.

150 progetti infrastrutturali sono stati ammessi al finanziamento nel quadro della prima finestra temporale, che si è chiusa il 26 giugno 2013 con 192 richieste presentate, mentre i 175 progetti finanziati a valere sulla seconda finestra temporale - che si è chiusa il 31 marzo 2014 - sono stati selezionati su un totale di 188 proposte.

A livello territoriale le infrastrutture finanziate insistono soprattutto al Sud (53% del totale), seguite da Centro (26%) e Nord (21%). Si tratta prevalentemente di infrastrutture per servizi alle imprese (41%) e di trasporto (39%), mentre il 15% afferisce all'ambito culturale e il restante 5% alle telecomunicazioni.

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