Idrogeno, superbonus, PNIEC: l’energia nel Recovery Plan

Recovery Plan energia - Foto di Alexas Fotos da PexelsNella bozza di documento per il Recovery Plan inviata al Governo, il Ministero dello Sviluppo economico punta su idrogeno ed efficienza energetica. Ecco le proposte sul tavolo.

> Cosa prevede il Piano nazionale di ripresa e resilienza - Recovery Plan

Le linee guida per il Recovery Plan italiano, al centro della riunione del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE) a Palazzo Chigi, consistono in un documento di una trentina di pagine strutturato in 6 macro-missioni: digitalizzazione e innovazione; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione e formazione; equità, inclusione sociale e territoriale; salute. 

Le misure per l'energia nel Recovery Plan italiano

Fra gli obiettivi della mission “Rivoluzione verde e transizione ecologica” la decarbonizzazione dei trasporti, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici, la gestione integrata del ciclo delle acque e gli investimenti in economia circolare. 

Obiettivi che vanno strutturati in strategie e proposte progettuali. Sul fronte energia, il MISE ha presentato una bozza di piano da 3,5 +1 miliardi di euro. Il miliardo aggiuntivo rispecchia la volontà del ministero, in accordo con le indicazioni che vengono da Bruxelles, di dedicare una fetta delle risorse a disposizione all’idrogeno. 

La via italiana per l’idrogeno

La direzione è stata indicata dalla Commissione europea l’8 luglio scorso, con la presentazione della strategia UE per l’idrogeno, che pone al centro (sia in termini di target che di investimenti) il cosiddetto idrogeno verde, prodotto da energie rinnovabili, che avendo il maggior potenziale di decarbonizzazione è considerato da Bruxelles l'opzione più compatibile con la neutralità climatica che l'UE intende centrare nel 2050.

La strategia per l’idrogeno potrebbe essere finanziata nell’ambito dei grandi progetti europei di interesse comune (Ipcei), che consentono deroghe eccezionali sugli aiuti di Stato. 

Centrale si rivelerà il ruolo delle partecipate statali. Il MISE avrebbe in programma una piattaforma di ricerca prototipale sulle tecnologie di produzione e stoccaggio dell’idrogeno, lo sviluppo di idrolizzatori su scala industriale sperimentando la produzione di idrogeno verde, la creazione di un’area industriale (forse Taranto) dedicata alla produzione di elettrolizzatori di potenza elevata con un parco tecnologico specializzato. 

La strategia per l’idrogeno si articola in sei punti:

  1. Creazione di una piattaforma coordinata di ricerca e sperimentazione prototipale sulle tecnologie di produzione e stoccaggio dell'idrogeno;
  2. Sviluppo di prototipi a scala sempre maggiore per poter arrivare a idrolizzatori su scala industriale;
  3. Creazione di un'area industriale con relativo territorio di indotto dedicata alla produzione di elettrolizzatori di potenza elevata;
  4. Realizzazione di progetti per l'utilizzo sperimentale dell'idrogeno nel settore industriale;
  5. Progetti dimostrativi per l'uso di idrogeno nei trasporti pesanti e ferroviari;
  6. Creazione di Hydrogen Valleys per la diffusione dell'utilizzo dell'idrogeno su scala locale.

> Per approfondire: cosa prevede la strategia italiana per l'idrogeno

Di che colore sarà l’idrogeno italiano? I progetti di ENI e ENEL 

Malgrado l'idrogeno 100% rinnovabile sia il fulcro attorno cui ruota la strategia europea, al momento né l'idrogeno verde né quello basato su combustibili fossili con cattura del carbonio (il cosiddetto idrogeno blu) possono competere sotto il profilo dei costi con quello basato su combustibili fossili.

Per questo la strategia adottata da Bruxelles si pone nel segno della diversificazione. Staremo a vedere quale sarà la posizione italiana, che deve tenere conto delle infrastrutture esistenti e dei progetti sul tavolo. 

Ovviamente, i colossi italiani dell’energia svolgeranno un ruolo di primo piano in tal senso. Dal canto suo, ENI ha già in cantiere un progetto di cattura, uso e stoccaggio della Co2 a Ravenna, con cui “possiamo dar vita alla produzione di energia elettrica decarbonizzata e produrre idrogeno blu”, sottolinea Lapo Pistelli, direttore Public affairs di Eni in audizione alla Camera. 

“L’Europa scommette molto sull’idrogeno, e attualmente in Italia l’Eni è il primo produttore e il primo consumatore, ma qua si tratta di avere l’idrogeno per una nuova finalità. Questa cosa può essere o mescolata nei tubi del gas, può essere portata con tubi dedicati a clienti finali e può essere scambiata in modo virtuale con titoli e certificazioni. Le opzioni sul tavolo sono molte, e ne discuteremo con il Governo”, aggiunge. 

All’idrogeno verde guarda invece Enel, che al MISE presenta il progetto di  fornire energia da idrogeno all'acciaieria di Taranto, “realizzando la decarbonizzazione dell'ex Ilva nel quadro della complessa riconversione voluta dal Governo”, ha detto Carlo Tamburi, amministratore delegato di Enel Italia Spa, in audizione alla Camera.

> Per approfondire: Recovery Plan, i progetti per l’acciaio verde: idrogeno per decarbonizzare l’ex-Ilva

Proroga del superbonus

La volontà di rendere il superbonus strutturale non è nuova. Dopo l’ipotesi di una proroga fino al 2023, anticipata dal viceministro all’Economia Antonio Misiani, la possibilità di rendere struttuale la maxi-detrazione è stata recentemente ribadita dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

Affinché però il superbonus entri in pianta stabile nelle prossime Manovre, occorrono risorse che potrebbero venire, almeno in parte, dal Recovery Fund. In base al documento consegnato dal MISE, fra le progettualità indicate per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza - Recovery Plan, c'è l'estensione del superbonus per il periodo 2022-2024, con riserva di ulteriore proroga. Il periodo più ampio, oltre a dare più stabilità e maggiore efficacia alla misura, incoraggerebbe nuovi investimenti da parte degli operatori di mercato.

Investimenti per l’attuazione del PNIEC

L’importo proposto dal MISE per realizzare i progetti inclusi nel Piano nazionale energia e clima è di 9 miliardi. Numerosi i punti salienti indicati dal dicastero:

  • Reddito energetico per promuovere l’autoproduzione collettiva di energia elettrica rinnovabile, attraverso il coinvolgimento della rete dei Comuni minori e la valorizzazione di aree/spazi idonei alla localizzazione degli impianti, anche in connessione con interventi di riqualificazione energetica di edifici;
  • Smart Grid: la misura mira ad adeguare la rete elettrica alle esigenze del futuro (smart grids), quindi gestire l’incremento di energia rinnovabile e la diffusione dell’autoproduzione di piccola taglia attraverso l’innovazione tecnologica, erogare nuovi servizi (es mobilità elettrica), aumentare la resilienza rispetto a eventi climatici estremi, soprattutto nelle aree del Paese più esposte. L’iniziativa abilita a valle un'ampia gamma di investimenti e servizi collegati, prevede una grande prevalenza di spesa in Italia (oltre il 95%), una domanda importante di prodotti e servizi a comparti industriali strategici per il paese (elettronica, elettrotecnica e costruzioni) e il coinvolgimento di un elevato numero di PMI nei lavori di costruzione (e di manutenzione) dell'infrastruttura - Il MISE dovrà definire un regime di aiuto, possibilmente in esenzione;
  • La misura poli integrati di ricarica punta a modernizzare una parte della attuale rete distributiva di carburanti (1.000 impianti, su complessivi oltre 20.000) con l’installazione di ricariche elettriche veloci ed ultra veloci dotate di sistemi di accumulo, anche in grado di dialogare e fornire servizi alla rete elettrica. In questo senso, intende integrare i vari sistemi e le varie infrastrutture esistenti, attraverso l’innovazione tecnologica, fornendo in tal modo un nuovo servizio all’utenza - Occorrerà un Decreto Ministeriale per selezione competitiva, con requisiti standard minimi, e la validazione del regime di aiuto, possibilmente in esenzione;
  • La misura di promozione del biometano finalizzata alla conversione di buona parte dei circa 1.200 impianti di produzione di elettricità alimentati a biogas (i cui costi non si sono ridotti rispetto ad altre fonti rinnovabili) alla produzione di biometano destinato ad usi termici nei settori industriale, residenziale e agricolo (trattori a biometano) arrivando a sostituire il 5% del gas naturale fossile al 2027, con un approccio di economia circolare e importanti ricadute sul settore agricolo - Occorrerà un Decreto ministeriale per definire i contributi agli investimenti (max 40%) e l’accesso al sistema dei certificati di immissione in consumo (CIC) e Garanzia d’origine (GO) per 10 anni.

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