Recovery e superbonus: il Parlamento chiede la proroga al 2023

Superbonus - Foto di Ian Panelo da PexelsProroga al 2023 ed estensione dell’agevolazione ad altri settori come quello alberghiero, nonchè ad alcuni interventi effettuati dalle aziende agricole e agrituristiche. Sono queste le indicazioni sul superbonus che il Parlamento chiede di inserire nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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Com’era facile prevedere, con le relazioni sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), approvate tra il 31 marzo e il 1° aprile, Camera e Senato tornano a chiedere la proroga della detrazione a tutto il 2023, ”indipendentemente dall'avvenuta realizzazione di percentuali di lavori nell’ultimo anno di vigenza dell’incentivo”, come previsto attualmente. 

Ma le richieste del Parlamento vanno oltre la mera proroga temporale del superbonus, includendo anche una sua estensione in termini di beneficiari, settori e interventi. Considerazioni non di poco valore, visto che il governo si è impegnato a prendere in serio conto le indicazioni che arrivano da Camera e Senato. Se così fosse, quindi, vediamo come potrebbe diventare il superbonus alla luce del PNRR.

Le richieste del Parlamento sulla proroga del superbonus 

Nelle relazioni preparate dai parlamentari il superbonus è individuato quale elemento essenziale della strategia per riqualificare in chiave sostenibile il patrimonio immobiliare privato, che concorre al raggiungimento degli obiettivi climatici imposti da Bruxelles.

Da mesi ormai il Parlamento chiede di usare una parte dei fondi del PNRR per estendere il superbonus a tutto il 2023, richiesta che finora non è stata pienamente accolta.

La bozza di PNRR del Governo Conte, infatti, prevede “di allungare l’applicazione della misura per gli IACP al 30 giugno 2023; e per i condomini fino al 31 dicembre 2022, a prescindere dalla realizzazione di almeno il 60% dei lavori”. Un passo in avanti, dunque, rispetto a quanto previsto dalla legge di Bilancio 2021 (che infatti condiziona la proroga del superbonus ai SAL), ma ancora distante da quella proroga a tutto il 2023 richiesta dal Parlamento.

Le altre richieste del Parlamento su superbonus e PNRR

Oltre all'allungamento dell'orizzonte temporale dell'agevolazione, i parlamentari avanzano anche altre richieste. Per quanto riguarda l'estensione settoriale della misura, entrambe le Aule concordano sulla necessità di includervi anche:

  • Gli interventi effettuati dalle aziende agricole e/o agrituristiche;
  • Il settore alberghiero.

La Camera inoltre stressa sull’importanza di inserire tra i beneficiari anche le attività commerciali, turistiche, mentre il Senato insiste sulle “attività d’impresa, arti e professioni, privilegiando (...) le PMI tra i comparti in difficoltà”. 

In termini di beneficiari, inoltre, sempre dal Senato arriva la richiesta di chiarire che il superbonus trovi “applicazione anche nei confronti degli istituti scolastici, nonché degli enti senza scopo di lucro che gestiscono scuole paritarie”.

Nelle due relazioni figurano anche suggerimenti di ampliamento del range di interventi finanziabili con il superbonus. Da questo punto di vista mentre la Camera propone di includervi “il teleriscaldamento efficiente (prediligendo quello che utilizza energia totalmente derivante da fonte rinnovabile) e le caldaie a biomasse avanzate (tipo 5 stelle)”, il Senato vorrebbe invece “estendere il superbonus alle spese relative alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto”.

Non mancano poi richieste che attengono alla disciplina della misura e di alcuni aspetti del settore edilizia in cui ricade. Su questo fronte la Camera insiste in particolare nel risolvere, con il PNRR, il problema del difficile utilizzo del superbonus per gli immobili situati nei centri storici. Per questo nella loro Relazione, i deputati chiedono di valutare “l’inserimento di tale incentivo in una strategia di riqualificazione degli edifici e di semplificazione per favorire l’accesso ad essa, in particolare sul versante della verifica preventiva della conformità urbanistica, degli interventi sugli edifici ubicati nei centri storici laddove la presenza di vincoli impedisce il miglioramento di almeno due classi energetiche”.

L’altra richiesta che arriva da Montecitorio è quella di “un riordino e stabilizzazione degli incentivi in essere anche immaginando adeguati meccanismi di aggiustamento nelle soglie di detrazione nella progressione temporale e con progressività rispetto all’aumento della classe energetica”.

Il Senato invece punta a “rendere strutturali lo sconto in fattura e la cessione del credito per almeno altri cinque anni, ovvero fino al 30 giugno 2027, così da garantirne un utilizzo il più possibile diffuso. 

Infine da Palazzo Madama i senatori chiedono di semplificare il quadro attuativo delle agevolazioni per gli interventi che beneficiano del medesimo bonus, nonchè di “disciplinare l’ipotesi in cui sia riscontrata ex post la non sussistenza dei requisiti necessari per l’ottenimento del superbonus, ma sussistano, viceversa, quelli occorrenti per accedere ad altre forme di bonus”.

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