Efficienza energetica: gli ostacoli per le pmi europee

EurochambresUna recente indagine realizzata nell'ambito del progetto "Change" da Eurochambres (l'associazione che riunisce le camere di commercio e dell'industria europee) rivela che le pmi sono coscienti dell'importanza e dei benefici legati ad una maggiore efficienza energetica, ma che la maggior parte di esse non possiede le risorse economiche per intervenire, nè sa in che modo agire.
Quattro imprese su cinque sono consapevoli del fatto che una maggiore efficienza energetica possa da un lato alleggerire le bollette e dall'altro contribuire a combattere i cambiamenti climatici.
 
A tale proposito circa la metà delle aziende interpellate ha già implementato spontaneamente misure per motivare il proprio staff ad essere più consapevole nell'utilizzo degli impianti di illuminazione e di condizionamento, ma anche della dotazione tecnologica degli uffici (computer, stampanti).

Solo un quarto delle aziende intervistate si è già dotata di un sistema di audit professionale per stimare i potenziali risparmi, nonostante il 95% ne riconosca l'utilità. Nondimeno il 40% di esse non ha nominato all'interno del proprio organico un responsabile incaricato di occuparsi di queste problematiche. Le motivazioni sono perlopiù legate a fattori economici.
 
I tre quarti delle aziende ritengono di non essersi rivolte al miglior fornitore, ma ammettono anche di non avere le informazioni necessarie per essere in grado di cambiare. In modo simile, la maggioranza delle pmi non si avvale di alcun tipo di fonte rinnovabile.
A rimetterci sono soprattutto le aziende più piccole: minore è la dimensione dell'impresa, minore il tempo dedicato dal personale a queste tematiche.
 
Eurochambres ritiene che una migliore informazione, come anche un più massiccio utilizzo degli incentivi fiscali, potrebbero apportare dei miglioramenti considerevoli in temini di efficienza energetica alle 20 milioni di pmi che operano sul territorio dell'Unione Europea.
 
L'indagine è stata realizzata su un campione di duemila imprese dislocate in dodici paesi membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Spagna, Svezia.
(a cura di Alessandra Flora)