Decreto Ristori: il Governo proroga la Cassa integrazione Covid-19

Cassa integrazione - Photo credit: Foto di Free-Photos da Pixabay Tra le misure urgenti che il Governo ha deciso di mettere in campo per compensare le imprese colpite dalle restrizioni contenute nel Dpcm del 24 ottobre per il contenimento del contagio c'è anche la proroga della cassa integrazione Covid-19. Alle 18 settimane di CIG previste dal dl Agosto, si aggiungono le sei settimane del decreto Ristori (dl n. 137-2020), pubblicato il 28 ottobre in Gazzetta ufficiale.

Decreto Ristoro: contributi a fondo perduto per le aziende colpite dal dpcm

La proroga della cassa integrazione Covid-19 assorbe 1,6 miliardi degli oltre 5 miliardi complessivamente a disposizione del decreto Ristori (dl n. 137-2020), varato dal Consiglio dei Ministri per attivare gli interventi più urgenti a sostegno delle categorie maggiormente colpite dal Dpcm del 24 ottobre.

Il decreto Agosto ha infatti già previsto la proroga della cassa integrazione per 18 settimane, da fruire entro il 31 dicembre 2020. Per le imprese che hanno usufruito con continuità degli ammortizzatori sociali a partire dal decreto Cura Italia, però, il periodo di copertura della CIG termina già a metà novembre. Per questo l'Esecutivo ha bisogno di sbloccare subito ulteriori settimane di cassa integrazione ed evitare che, in assenza dei trattamenti di integrazione salariale, le aziende comincino a licenziare.

I chiarimenti INPS sulla cassa integrazione nel decreto Agosto

Come funziona la cassa integrazione Covid nel decreto Agosto

Attualmente i datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa a causa della pandemia possono richiedere la cassa integrazione, ordinaria o in deroga, e l'assegno ordinario per 18 settimane, purchè comprese tra il 13 luglio e il 31 dicembre 2020. Alle prime nove settimane sono imputati eventualmente anche periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati dal Cura Italia e collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020.

Dopo aver fruito delle prime 9 settimane, per accedere alle ulteriori 9 settimane occorre presentare un'autocertificazione che riporti il confronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019.

I datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20% possono accedere al secondo periodo di CIG versando un contributo addizionale pari al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Quelli che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato o che non hanno presentato l'autocertificazione sono tenuti a versare un contributo addizionale pari al 18% della retribuzione globale dovuta al lavoratore per le ore di lavoro non prestate.

Quelli che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20% non devono versare alcun contributo.

Per approfondire: La cassa integrazione e le altre misure per il lavoro nel decreto Agosto

La proroga della cassa integrazione nel decreto Ristori

Rispetto a questo quadro il Governo pensa a una proroga di ulteriori 18 settimane, di cui le prime sei settimane autorizzate nell'ambito del decreto Ristori, da utilizzare tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e rivolte alle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di CIG e a quelle costrette alla chiusura o alla limitazione delle attività economiche dal Dpcm del 24 ottobre. 

A questo primo blocco dovrebbe seguire un rinnovo più corposo nell'ambito della legge di Bilancio 2021, per un totale di 18 settimane di CIG, così da coprire anche i primi mesi del 2021.

Sul modello del dl Agosto, il Governo ha previsto un’aliquota contributiva addizionale differenziata in base alla riduzione di fatturato aziendale registrata tra il primo semestre 2020 e il primo semestre del 2019. Il contributo addizionale è pari al 9% o al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, rispettivamente, per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20% e per quelli che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato.

Nessun contributo, quindi cassa integrazione gratuita:

  • in caso di riduzione del fatturato pari o superiore al 20%,
  • per i datori di lavoro che hanno avviato l’attività di impresa successivamente al primo gennaio 2019,
  • per i datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dalle restrizioni del Dpcm del 24 ottobre.

Le domande di accesso ai trattamenti di integrazione salariale dovranno essere inoltrate all’INPS entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

Per il rifinanziamento della cassa integrazione l'Esecutivo potrà contare anche sui fondi europei messi a disposizione da Bruxelles nell'ambito del programma SURE, che interviene proprio in risposta all'incremento della spesa pubblica degli Stati membri per gli ammortizzatori sociali. A partire dal 27 ottobre, ha annunciato infatti la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’Italia riceve "i primi 10 miliardi, da investire nella cassa integrazione e nel sostegno al lavoro”.

I fondi europei SURE all'Italia per la cassa integrazione

Stop ai licenziamenti fino al 31 gennaio 2021

Alla proroga degli ammortizzatori sociali è associato un ulteriore blocco dei licenziamenti fino al 31 gennaio 2021.

Il blocco non si applica ai licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni od attività che possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo di essa ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile, o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Esclusi dal divieto anche i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l'esercizio provvisorio dell'impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l'esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell'azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

> Consulta il testo del decreto Ristori in Gazzetta ufficiale - Decreto legge n. 137-2020

Photo credit: Foto di Free-Photos da Pixabay 

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