Lo smart working poco smart della PA rischia di bloccare il superbonus

Smart working superbonus - Foto di energepic.com da PexelsLa pubblica amministrazione non è pronta per lo smart working. Lo dimostra l'impatto sull’edilizia privata: mentre decolla il superbonus, la PA rilascia molti meno permessi e autorizzazioni, non avendo a disposizione documenti digitalizzati. 

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Nei primi nove mesi del 2020 la media mensile dei permessi di costruire, il titolo edilizio per eccellenza, è calata del 30%. Una flessione pesante, che impatta negativamente sull’edilizia privata proprio nel momento in cui il superbonus entra nel vivo. 

“L’amministrazione pubblica non è ancora preparata a lavorare a distanza, come testimonia la scarsità di documenti autorizzativi prodotti nel campo dell’edilizia privata”, commenta il presidente di Ance Roma, Nicolò Rebecchini

“Il futuro sarà necessariamente smart e le PA dovranno investire per perseguire questo obiettivo. Un’interlocuzione informatizzata può portare grande trasparenza e velocizzazione dei processi. Ma è un percorso graduale, che va accompagnato da forte formazione del personale, con adeguate strutture e strumenti digitali. Oggi sono fortissime le ripercussioni sulle microeconomie locali, che non stanno ricevendo il giusto supporto per adeguarsi a un cambiamento epocale”.

Lo smart working rallenta l’edilizia privata: i dati

In base ai dati forniti da Il Sole 24 Ore, a Roma i permessi di costruire hanno subito una riduzione del 47%, che potrebbe ridursi al 30% a fine anno: dalle 271 licenze concesse nel 2019 alle 143 del periodo gennaio-settembre 2020. Anche la media mensile (da 246 a 158) conferma il calo del 30%.

Bene invece Milano, dove nei primi otto mesi dell’anno il numero di permessi di costruire rilasciati è passato da 209 a 208, mentre le Scia hanno subito un calo del 25%.

A Genova i provvedimenti edilizi rilasciati fra gennaio e settembre 2020 sono stati 157 contro i 211 dello stesso periodo del 2019. Anche altre autorizzazioni edilizie hanno subito una flessione: le Scia favorevoli sono passate da 1.500 a 1.289 (-14%), le Cila da 4.161 a 4.101 (-1,4%), i provvedimenti di agibilità da 247 a 178 (-28%). 

A Verona nel 2019 sono stati rilasciati 279 permessi di costruire contro i 206 dei primi sette mesi del 2020. Più evidente il crollo delle Scia (-56% da 1.452 a 632) e delle verifiche effettuate sulle Cila positive (-59% da 327 a 135). 

Allo stesso tempo, i dati relativi alla città di Verona presentano un altro aspetto della questione: il crollo delle domande e pratiche presentate. Da 6.294 dell’intero 2019 si scende a 3.365 fino ad agosto 2020. Su base mensile la riduzione è superiore al 20%.

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I problemi: l’accesso agli atti non digitalizzato e la mancanza di dialogo professionisti-PA

“Un calo di permessi di costruire è normale - dice Ilaria Segala, assessore all’Urbanistica di Verona - gli investimenti partiti non si sono fermati ma c’è stato un punto di arresto per le procedure da presentare. Il problema grosso che abbiamo è l’accesso agli atti. Non è totalmente digitalizzato, ci stiamo lavorando. Anche perché ora abbiamo anche un cumulo di richieste per il superbonus che ha dell’incredibile”.

“Il maggiore disagio da smart working è rappresentato dall’impossibilità del dialogo con l’ufficio, soprattutto per le pratiche edilizie più complesse. Per i professionisti c’è un momento di confronto sulle procedure per trovare soluzioni ai problemi che via via si presentano. Così manca il dialogo e la mail, che spesso resta senza risposta, non è un mezzo che funziona. C’è un malessere profondo e lentezza nella presentazione delle pratiche”, sottolinea Francesco Miceli, presidente dell’Ordine degli architetti di Palermo.

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