Confindustria: il progetto per rilanciare l’Italia del 2018

ItaliaStabilità dei conti pubblici, flessibilità del lavoro, pieno utilizzo dei fondi comunitari, apertura dei mercati alla concorrenza, innovazione e internazionalizzazione. Sono questi i pilastri portanti del progetto per la ripresa dell’economia italiana proposto da Confindustria in vista delle elezioni di febbraio 2013. Il progetto - indirizzato ai partiti candidati a governare il paese - prevede azioni e riforme per i prossimi cinque anni. Si tratta di una vera e propria road map che prevede investimenti per circa 316 miliardi di euro, partendo dal pagamento immediato dei 48 miliardi di debiti commerciali accumulati dallo Stato e dagli enti locali nei confronti delle imprese.

Per garantire crescita ed occupazione Confindustria ha definito tre obiettivi prioritari:

  • ritmo di crescita almeno del 2% annuo,
  • promuovere una logica industriale centrata sul manifatturiero, che dovrebbe garantire il 20% del Pil,
  • abbassare il peso del debito pubblico sotto il 110% del Pil.

Per conseguire questi obiettivi - si legge nel progetto - occorre operare simultaneamente su due fronti:

  • una terapia d’urto, fatta di azioni contestuali, capace di mobilitare centinaia di miliardi e innalzare rapidamente la velocità di sviluppo;
  • riforme per consolidare e potenziare il recupero di competitività e crescita assicurato dalla terapia d’urto.

La terapia d’urto

Per tagliare i costi e aumentare la produttività, Confindustria propone l’eliminazione progressiva del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP, tagliando di 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere. Sul fronte dell’energia, invece, è necessario ridurre del 30% le componenti para-fiscali della bolletta energetica per le imprese manifatturiere.

Per restituire liquidità all’economia, la pubblica amministrazione non deve più sottrarre risorse finanziarie alle imprese. Pertanto il prossimo governo dovrà impegnarsi a liquidare due terzi (48 miliardi di euro) dei debiti della PA per acquisti di beni e servizi e per lavori.

Per rilanciare gli investimenti privati, pubblici e pubblico-privati occorre introdurre un credito di imposta strutturale del 10% sugli investimenti in R&I, un incentivo di 250 milioni di euro annui a favore degli investimenti in beni strumentali (sul modello della legge Sabatini), aumentare a 100 milioni di euro per tre anni i benefici fiscali a favore delle imprese che sottoscrivono contratti di rete e raddoppiare l’entità del vantaggio per le singole imprese.

Per aumentare l’export e la coesione sociale, invece, bisogna raddoppiare le risorse dell’ICE destinate alla promozione (28 milioni di euro), rafforzare gli strumenti finanziari (250 milioni di euro aggiuntivi a SIMEST) e facilitarne l’accesso, ridurre gradualmente l’IRPEF (ridisegnando il prelievo soprattutto sui redditi più bassi da lavoro dipendente, rimodulando aliquote e detrazioni e aumentando i trasferimenti agli incapienti).

Le riforme

Istituzioni e mercato. A livello nazionale è necessaria una governance pubblica coordinata e snella. Diventa quindi necessario ridurre i livelli di governo, tagliare i costi della politica, spendere meglio le risorse, assicurare qualità delle regole e dei servizi alle imprese e ai cittadini.

Pubblica Amministrazione e semplificazione. Per garantire regole semplici e procedure rapide, la pubblica amministrazione italiana deve abbattere gli oneri burocratici, ridurre gli enti, concentrare le funzioni, attuare i processi di riorganizzazione degli uffici, prevedere un meccanismo di premi e sanzioni e potenziare la formazione del personale. Solo in questo modo la PA potrà sostenere l’iniziativa economica senza ostacolarla.

Fisco e finanza d’impresa. Anche il sistema fiscale nazionale dovrà essere semplificato e alleggerito, riducendo l’aliquota IRES dal 27,5% al 23,0% e portando al 23,0% l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie. Bisognerà inoltre abrogare la disciplina di indeducibilità degli interessi passivi relativi a strumenti di finanziamento delle piccole e medie imprese e migliorando il funzionamento del Fondo di garanzia per le pmi.

Lavoro e capitale umano. Per modernizzare e riequilibrare il mercato del lavoro Confindustria propone di affidare alla piena autonomia della contrattazione collettiva le materie regolate dalla legge e modificare la Legge Fornero, abolire il valore legale dei titoli di studio e rendere pienamente efficace la valutazione di scuola e università, liberalizzare le tasse universitarie e potenziare le borse di studio, rendere obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro negli istituti professionali.

Politica industriale e sviluppo sostenibile. Occorre dare impulso agli investimenti in ricerca e innovazione, definendo un programma nazionale che presti particolare attenzione alla Strategia Energetica Nazionale, la piattaforma logistica italiana del gas naturale, i progetti infrastrutturali e le emissioni industriali.

Cultura. È necessario valorizzare e rendere motore di sviluppo il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale italiano, estendendo il modello del tax credit a tutte le attività di produzione culturale e il modello dei poli museali di eccellenza.

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“Il progetto Confindustria per l’Italia: crescere si può, si deve”