Un Fondo sovrano da 100 miliardi per investire nelle industrie europee

Ursula von der Leyen - Photo credit: Source: EC - Audiovisual Service - European Union, 2019 - Photographer: Etienne AnsotteI funzionari UE ipotizzano l'istituzione di un Fondo sovrano da 100 miliardi di euro per sostenere la crescita delle imprese industriali europee operanti in settori economici strategici. Così Bruxelles potrebbe provare a sfidare la concorrenza dei campioni statunitensi e cinesi dell'innovazione, da Google ad Alibaba.

La proposta della Commissione per il bilancio UE 2021-2027

Secondo quanto anticipato dal Financial Times, questo "Fondo europeo per il futuro" dovrebbe sostenere le imprese europee altrimenti impossibilitate a competere con colossi in grado di mobilitare ingenti capitali e aiutarle ad investire in settori strategici in cui l'Unione risulta in ritardo rispetto a Usa e Cina.

La proposta elaborata dai funzionari europei - fanno sapere però fonti della Commissione – non è ancora stata sottoposta ai vertici politici dell'Esecutivo UE, né alla neo presidente eletta Ursula von der Leyen, che assumerà l'incarico dal prossimo 1° novembre.

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Un Fondo sovrano per l'UE

Un Fondo sovrano è un veicolo finanziario alimentato e controllato da uno Stato e in grado di investire su scala globale in strumenti quali obbligazioni, azioni e beni patrimoniali.

Attualmente nessuno Stato membro dell'UE vanta un significativo Fondo sovrano. Il più grande al mondo, che gestisce un patrimonio da mille miliardi di dollari, è il Norway's Government Pension Fund Global della Norvegia, che non appartiene all'Unione, ed è stato alimentato per anni dai proventi della vendita del petrolio, al pari di molti quelli del Medio Oriente, mentre il China Investment Corporation (CIC), che gestisce le riserve valutarie cinesi, vanta asset per oltre 900 miliardi di dollari.

Il Fondo sovrano ipotizzato dai funzionari europei nell'ambito delle proposte per il mandato quinquennale del nuovo Esecutivo comunitario sarebbe quindi finanziato con risorse degli Stati membri e interverrebbe per arginare la concorrenza di imprese extra UE che hanno "mezzi finanziari senza precedenti" e "il potenziale per cancellare l'attuale dinamica di innovazione e la posizione dell'industria europea in alcuni settori".

Nel mirino ci sono soprattutto le grandi aziende che dominano il settore digitale, dal gruppo GAFA statunitense – formato da Google, Apple, Facebook and Amazon – alle cinesi raccolte sotto l'acronimo BAT, cioè Baidu, Alibaba, and Tencent. Aziende che non hanno controparti paragonabili in Europa e che potrebbero mettere a rischio la crescita, l'occupazione e l'influenza europea in settori strategici.

In base al documento visionato dal Financial Times, il Fondo andrebbe a contrastare questa tendenza sostenendo le imprese con sede nell'UE che hanno il potenziale per diventare leader dell'innovazione del futuro attraverso l'acquisto di partecipazioni a lungo termine.

I fondi pubblici messi a disposizione dai governi dell'UE, anche nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, secondo i funzionari, incoraggerebbero la partecipazione da parte di investitori privati, sul modello di quanto avvenuto con il Piano Juncker e già previsto nelle proposte per il bilancio europeo post 2020 con il nuovo Invest EU. In questo caso, però, l'assunzione di partecipazioni dirette in società europee cambierebbe radicalmente la strategia di investimento dell'Unione.

Il futuro degli strumenti finanziari con il fondo InvestEU

La proposta potrebbe incassare il sostegno di paesi come Francia e Germania, che tra l'altro chiedono da tempo nuovi strumenti europei per arginare l'aggressività del sostegno cinese all'economia, ma rischia di scontrarsi con l'opposizione dei fautori del libero mercato.

Già in passato, infatti, alcuni Stati membri, come i Paesi Bassi, si sono detti contrari ad allentare le regole della concorrenza per autorizzare fusioni o altre operazioni giustificate dalla necessità di contrastare i competitor globali. Basti pensare alla fusione tra la francese Alstom e la tedesca Siemens, sponsorizzata da Parigi e Berlino come antitodoto all'avanzata della cinese CRRC nel settore ferroviario e bloccata dalle autorità antitrust UE con il supporto di diverse capitali dell'Unione.

Per ora da Bruxelles l'idea di un Fondo sovrano a sostegno dell'industria europea è stata derubricata a semplice ipotesi frutto di "brainstorming che non devono essere confusi con la politica". Un portavoce della Commissione ha dichiarato che lo strumento non rientra nel programma politico della neo presidente, la quale non avrebbe neanche preso visione del documento.

La proposta potrebbe però rientrare nel dibattito politico tra i leader dell'Unione, che entro l'autunno dovrebbero raggiungere un accordo sul bilancio UE post 2020, e un'eventuale convergenza tra più paesi potrebbe spingere Ursula von der Leyen a sviluppare il progetto.

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Photo credit: Source: EC - Audiovisual Service - European Union, 2019 - Photographer: Etienne Ansotte 

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