Dl rilancio: le misure per la liquidita’ delle imprese appaltatrici

Dl rilancio: le misure su appalti e investimentiFirmata la convenzione tra Mef e Cdp che permette di pagare 12 miliardi di debiti delle PA, l'intervento più consistente a supporto delle imprese appaltatrici previsto dal decreto rilancio. Tra le altre misure del dl figurano l'anticipazione al 30%, lo stop alle tasse sulle gare per tutto l’anno e più risorse per il Fondo salva opere. 

> Tutte le misure del dl rilancio

Rispetto alle attese iniziali, sul tema appalti il dl rilancio ha deluso molte aspettative. La riforma del codice, infatti, slitta nel decreto semplificazioni che dovrebbe vedere la luce nei prossimi giorni.

Ciò nonostante nel decreto rilancio sono sopravvissute un paio di norme che mirano a dare un primo sostegno alle imprese che gravitano attorno agli appalti pubblici, intervenendo soprattutto sul fronte della liquidità.

Sblocco dei pagamenti della PA: in arrivo 12 miliardi

Con la stipula il 1° giugno della convenzione tra Ministero dell'economia (Mef) e Cassa depositi e prestiti (Cdp), il governo prosegue speditamente verso la più grande iniezione di liquidità nel sistema produttivo prevista dal decreto rilancio, e cioè lo sblocco di 12 miliardi di pagamenti di debiti della PA (Regioni e enti locali).

Nell’articolo 115, infatti, il decreto istituisce un "Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili" con una dotazione di 12 miliardi. Le risorse saranno usate per saldare i debiti di Regioni e enti locali, sia nel settore della sanità (a cui sono destinati 4 miliardi), sia per tutti gli altri appalti “non sanitari” (8 miliardi). In quest’ultimo caso 6,5 miliardi andranno agli enti locali, mentre i restanti 1,5 miliardi alla Regioni.

Per garantire l'immediata operatività del Fondo, il decreto ne affida la gestione a Cassa depositi e prestiti a cui enti locali e Regioni possono richiedere anche l'anticipazione di liquidità con cui pagare quei debiti certi, liquidi ed esigibili maturati al 31 dicembre 2019 e ai quali l'amministrazione non riesce a far fronte anche a seguito dell’emergenza coronavirus. 

Le richieste di anticipazione vanno inviate dal 15 giugno al 7 luglio 2020 e si prevede che la concessione avvenga entro il 24 luglio. L'anticipazione dovrà essere restituita in massimo 30 anni, con piano di ammortamento a rate costanti e con un tasso fisso dell'1,226%.

Ok al 30% di anticipo sui contratti

Per favorire la liquidità delle imprese il decreto anzitutto innalza al 30% l’anticipazione del prezzo, sia per le gare già pubblicate sia per quelle che saranno bandite entro il 30 giugno 2021.

Inoltre, per venire incontro alle necessità delle aziende, il testo prevede che l’aumento possa essere riconosciuto non solo per le gare non ancora scadute, ma anche nel caso in cui l’impresa abbia già usufruito di un anticipo. In quest’ultimo caso si prevede infatti la possibilità di procedere con un’integrazione della percentuale mancante.

Tutto ciò però può avvenire solo “nei limiti e compatibilmente con le risorse annuali stanziate per ogni singolo intervento a disposizione della stazione appaltante”.

Stop al contributo all’Anac per tutto il 2020

Un intervento per tenere in tasca alle imprese quanta più liquidità possibile è la sospensione dei contributi all’Anac fino alla fine dell’anno

Facendo seguito, infatti, alla disponibilità annunciata a inizio aprile dall’Autorità, il decreto rilancio ha stabilito l'esonero dal versamento della c.d. “tassa sulle gare” che sia le aziende partecipanti sia le stazioni appaltanti sono tenute a versare. Si tratta di un contributo che oscilla tra i 30 e gli 800 euro per le stazioni appaltanti, e tra i 20 e i 500 euro per le imprese.

Per far fronte ai mancati introiti, l’Anac utilizzerà un tesoretto messo da parte nel corso degli anni, costituito dagli avanzi di bilancio e che vale 100 milioni.

Grazie alla gestione virtuosa delle spese dell'Associazione, quindi, lo stop alle tasse permette un risparmio da parte delle imprese di circa 27 milioni di euro (e di 15 milioni, invece, per le stazioni appaltanti).

> Le proposte di Anac su fase 2 e codice appalti

Per il Fondo salva opere arrivano 40 milioni di euro in più

Nel decreto rilancio trova posto anche un ulteriore stanziamento di 40 milioni di euro per il Fondo salva opere, lo strumento creato dal decreto crescita per sostenere i subappaltatori rispetto al fallimento dei main contractor.

L’aggiunta di risorse serve in particolare per coprire tutte le domande finora arrivate e che, si legge nella relazione illustrativa, cubano 82 milioni di euro.

Un'iniezione di nuovi fondi sicuramente necessaria per sostenere quelle imprese che, già prima del coronavirus, si trovavano in sofferenza per il mancato pagamento da parte dei main contractor, ma che per le associazioni di categoria sono insufficienti, dato che il reale fabbisogno sarebbe molto più alto.

Investimenti: si parte con autostrade, Rfi e edilizia scolastica

Infine, se si parla di appalti, non può mancare il capitolo sulla programmazione degli investimenti di grande opere pubbliche. Su questo fronte il dl rilancio prevede tre principali interventi.

Il primo riguarda la nomina entro 30 giorni di un Commissario straordinario per accelerare gli interventi di messa in sicurezza dell’A24 e dell’A25 (dalla fase di programmazione delle attività, fino a quella di esecuzione) e detta la tabella di marcia.

Il secondo concerne Rfi che viene autorizzata ad usare 40 milioni di euro tra il 2020 e il 2021 per la realizzazione del progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi di potenziamento dell’alta velocità Salerno - Reggio Calabria, Taranto - Metaponto - Potenza - Battipaglia e Genova-Ventimiglia. Inoltre in vista delle Olimpiadi ci sono 70 milioni (da qui al 2025) destinati alla realizzazione della "Variante di Riga" e 10 milioni (da qui al 2026) per la realizzazione del collegamento ferroviario "Bergamo - Aeroporto di Orio al Serio". Infine si prevedono oltre 90 milioni (da qui al 2032) per il raddoppio selettivo della linea Parma-La  Spezia.

Il terzo principale fronte di investimenti pubblici, infine, riguarda l'edilizia scolastica per la quale il decreto prevede procedure più semplici di approvazione e di autorizzazione dei mutui BEI a valere sulla programmazione triennale nazionale.

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