Cassa integrazione: le indicazioni Inps per fare domanda

Decreto aprile le misure per cassa integrazione e mondo del lavoro: Photocredit: Jörg Möller da Pixabay Oltre al reddito di emergenza, l’indennità per colf e badanti, lo stop ai licenziamenti e la proroga della naspi, tra i principali provvedimenti del dl rilancio sul lavoro c’è sicuramente la proroga della cassa integrazione per altre 9 settimane. Con un nuovo messaggio l’Inps dà informazioni su come fare domanda da parte delle aziende che ancora non l’avevano richiesta.

> Cosa è previsto nel Decreto Rilancio?

Come sottolineato dal premier Conte, con i suoi 55 miliardi di euro il Decreto rilancio vale quanto due finanziare assieme. Una maxi misura, insomma, che segue i primi interventi del governo contro la pandemia (il Dl Cura Italia e il Dl Liquidità) e che mira a sostenere il Paese lungo il faticoso percorso di tenuta sociale ed economica.

Con il decreto il governo punta con decisione alla tutela dei livelli occupazionali, agendo contemporaneamente su due fronti. Il primo è il sostegno alle imprese, il secondo restano inevitabilmente gli ammortizzatori sociali, necessari per sostenere i redditi di quelle persone che lavorano in aziende che la pandemia ha costretto a chiudere o a ridurre le ore di attività. Su quest'ultimo fronte gli strumenti messi in campo sono vari. Alcuni vengono prorogati dai precedenti decreti, mentre altri invece sono nuovi.   

Cassa integrazione prorogata

In attesa che le misure di supporto alle imprese diano i loro frutti, la parte del leone nel decreto rilancio è il rinnovo della cassa integrazione (assieme alle misure per gli autonomi) che viene prorogata di altre nove settimane. In tutto quindi, tra Cura Italia e Dl Rilancio, per la pandemia le settimane di Cassa integrazione (Cig) sono 18 e coprono il periodo dal 23 febbraio al 31 ottobre 2020.

Tuttavia il decreto prevede che le aziende possano fare domanda di Cig per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo solo per i datori che abbiamo interamente fruito del periodo precedentemente concesso (cioè le prime nove settimane). Le ulteriori quattro settimane potranno essere richieste solo in seguito e dovranno essere usate per periodi che vanno dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020

Il decreto è invece più generoso per le imprese del turismo, fiere e parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche (tra i settori più colpiti dalla crisi) che, a differenza delle altre, possono invece usufruire di tutte e nove le ulteriori settimane assieme, anche per periodi antecedenti al 1 settembre 2020. Questo però a condizione di aver fruito integralmente delle prececedenti settimane. Per questi settori le semplificazioni valgono anche per la cassa integrazione in deroga.

Le domande per Cigo e assegno ordinario

Per quanto riguarda le domande, l’Inps dà maggiori informazioni grazie al messaggio 2183 del 26 maggio 2020 dove si rendono più chiare le indicazioni già previste nel decreto. In particolare la domanda di Cigo e assegno ordinario va presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell'attività lavorativa (restringendo i termini previsti dal Cura Italia).

Tuttavia per consentire un graduale adeguamento ai nuovi e più stringenti termini, il decreto consente di presentare la domanda (per quei periodi di sospensione/riduzione dell’attività che hanno avuto inizio nell’arco di tempo 23 febbraio - 30 aprile 2020) entro il 31 maggio. Per quelle domande che saranno trasmesse oltre il predetto termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

Come già previsto dal decreto, l’Inps sottolinea che queste disposizioni riguardano solo quei datori di lavoro che finora non hanno fatto richiesta di cassa integrazione con causale “covid-19”. Per tutti gli altri casi, il flusso gestionale delle domande sarà illustrato con una successiva circolare.

Il messaggio 2183-2020, si somma al messaggio 2101 del 21 maggio 2020 in cui l’Inps illustra le semplificazioni informatiche per la compilazione della domanda di cigo e assegno ordinario. Su questo fronte, infatti, la presentazione della domanda è stata semplificata attraverso:

  • La riduzione dei campi da compilare;
  • La possibilità di fare “copia e incolla” delle informazioni già inserite in una precedente domanda (se i dati sono rimasti uguali);
  • La riproduzione in automatico della lista dei beneficiari;
  • L'eliminazione dell’obbligo di allegare la relazione tecnica (o altra documentazione prima richiesta).

Cassa integrazione in deroga

L’allungamento di altre 9 settimane con le stesse modalità (5 settimane in più fino al 31 agosto 2020 ed eventuali e successive altre 4 settimane fino al 31 ottobre 2020), riguarda anche le imprese che si trovavano già in cassa integrazione straordinaria (Cigs) e che grazie al Dl Cura Italia avevano potuto accedere alla Cig con causale Covid-19, così come per quelle in Cassa integrazione in deroga (Cigd).

Per quanto riguarda i periodi di Cigd successivi alle prime 9 settimane (riconosciuti dalle Regioni), per le ulteriori settimane l’azienda potrà rivolgersi direttamente all’Inps che, in 15 giorni dall’arrivo della domanda, erogherà un anticipo dell’assegno del 40%. Viene dunque semplificata la procedura per richiedere la Cigd, riducendo i passaggi e di conseguenza accorciando i tempi per l'erogazione dell'assegno ai lavoratori cassaintegrati.

Cassa integrazione Cisoa

Slitta a 90 giorni anche la durata della Cassa integrazione salariale operai agricoli (Cisoa) che il decreto Cura Italia ha incluso tra gli ammortizzatori sociali messi in campo per fronteggiare la crisi. Il decreto, infatti, prevede la possibilità di usare la Cisoa per un massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 (e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020). Inoltre, per velocizzare le autorizzazioni, la Cisoa sarà concessa dalla sede dell’Inps territorialmente competente. Non cambia, infine, la possibilità di usufruire della Cassa integrazione in deroga da parte di quei lavoratori che non possono accedere alla Cisoa.  

Trattamento di mobilità in deroga

Infine per i lavoratori che hanno cessato la Cigd nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018 e non possono accedere alla Naspi, il decreto prevede la possibilità di usufruire del trattamento di mobilità in deroga (che lo ricordiamo è una forma di tutela per alcune tipologie di lavoratori licenziati che non possono accedere agli ammortizzatori ordinari) per massimo 12 mesi e comunque entro il 31 dicembre 2020.

Approfondimento sul Decreto Cura Italia e la cassa integrazione  

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Arriva Rem, il Reddito di emergenza 

Annunciato da settimane ormai, nel decreto fa la sua comparsa ufficiale anche il Reddito di emergenza (Rem), destinato a sostenere quelle famiglie finora rimaste prive di altre forme di assistenza e per il quale vengono stanziati nel 2020 circa 955 milioni di euro.

L’importo base del Rem è di 400 euro al mese che sale, fino ad un massimo di 800 euro al mese, per ogni componente in più della famiglia (oppure fino ad un massimo di 2,1 della scala di equivalenza del Reddito di cittadinanza, se in casa ci sono disabili gravi).

Al Rem potranno accedere solo quei nuclei familiari in possesso cumulativamente di quattro requisiti tra Isee (sotto i 15mila euro), reddito familiare (inferiore al Rem), patrimonio familiare (sotto i 10 mila euro, ma aumentabile in base al numero di componenti della famiglia) e residenza in Italia.

Per ottenere il Rem, inoltre, le famiglie non devono percepire altre forme di indennità messe in campo dal governo durante l'emergenza covid-19, non devono avere contratti di lavoro dipendente, ricevere pensioni o percepire il reddito di cittadinanza. La domanda va presentata entro fine giugno 2020 all'Inps e il contributo sarà erogato in due quote (ciascuna pari all’importo a cui si ha diritto).

> Per approfondire: cos'è il Rem e come richiederlo   

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L’indennità per colf e badanti da 500 euro mensili

L’altra novità ampiamente annunciata del decreto rilancio è un bonus per i collaboratori domestici, categoria di lavoratori finora rimasta priva di tutele e per la quale il provvedimento stanzia 468 milioni di euro.

Per loro è previsto un bonus da 500 euro al mese (per aprile e maggio) che sarà riconosciuto a quei lavoratori che, alla 23 febbraio 2020, possiedono uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva di più di 10 ore settimanali.

Il bonus però non è cumulabile con tutta una serie di altre indennità, incluso il reddito di emergenza, la naspi, la pensione e altri aiuti  ancora, inclusi quelli previsti dal governo per contrastare l'emergenza coronavirus. 

Se invece si percepisce già il Reddito di cittadinanza ma con un importo più basso rispetto a quello che spetterebbe con il nuovo bonus, il decreto consente di integrarlo fino a raggiungere i 500 euro al mese previsti dal decreto rilancio.

> Per approfondire: come richiedere il bonus colf e badanti   

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Fondo Nuove Competenze

Nel Dl Rilancio spunta anche un nuovo Fondo da 230 milioni di euro con cui le imprese possono realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’azienda, con le quali parte dell'orario di lavoro viene usato per percorsi formativi.

Al Fondo - che sarà gestito dall’Anpal - potranno accedere però solo quelle imprese con Ccnl sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni di categoria e sindacati. Alla realizzazione degli interventi possono partecipare anche le Regioni, i Programmi operativi nazionali e regionali (Pon e Por) del Fondo sociale europeo (Fse) e i Fondi paritetici interprofessionali

Con un successivo decreto del Ministero del lavoro (da emanarsi entro 60 giorni) saranno individuati i criteri e le modalità della misura. 

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Naspi, licenziamenti e contratti a termine

Ma se si parla di lavoro, non si può non affrontare anche il tema dei sussidi di disoccupazione già in vigore prima della pandemia. Chi stava beneficiando della Naspi e di Dis-Coll tra il 1° marzo e il 30 aprile 2020, potrà continuare a beneficiarne per altri due mesi a decorrere dal giorno di scadenza, purché non percepisca altre forme di indennità. L’importo di ciascuna mensilità sarà uguale a quello dell’ultima mensilità spettante per la prestazione originaria. 

La Naspi, Dis-Coll e anche il Reddito di cittadinanza, però, sono cumulabili con un incentivo al lavoro agricolo previsto dal decreto per ovviare alla mancanza di manodopera stagionale per i raccolti di questo periodo. Pertanto chi percepisce questa tipo di sussidi, può stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni (rinnovabili per ulteriori 30 giorni) senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2mila euro per l’anno 2020.

Anche sul fronte dei licenziamenti, poi, la strada che si vuole percorrere è quella di tutelare i posti di lavoro. Nel Decreto, pertanto, trova posto anche un congelamento dei licenziamenti per giustificato motivo per altri cinque mesi (rispetto ai 60 giorni previsti dal Cura Italia). Il Dl dà inoltre la possibilità all’azienda che ha licenziato un dipendente dal 23 febbraio al 17 marzo 2020 per giustificato motivo oggettivo, di revocare il licenziamento purché contestualmente richieda la Cig (a decorrere dal giorno del licenziamento).

Spunta anche una nuova forma di sostegno alle imprese per evitare che licenzino, reso possibile dalle modifiche delle norme UE sugli aiuti di stato. Si tratta di un contributo che può essere concesso da Regioni ed Enti territoriali per coprire una parte dei costi salariali delle imprese (inclusi i lavoratori autonomi) che, a causa della pandemia, sarebbero altrimenti costrette a licenziare. La sovvenzione non può superare l’80% dello stipendio mensile lordo (inclusi i contributi) e può durare al massimo 12 mesi. L’azienda potrà attivarla anche in modo retroattivo dal 1 febbraio 2020. 

Infine c’è il grande tema dei contratti a termine che, grazie al Decreto Rilancio, potranno essere rinnovati o prorogati fino al 30 agosto 2020.

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Photocredit: Jörg Möller da Pixabay 

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